mercoledì 8 aprile 2020

cappotto termico esterno: procedure autorizzative e livelli di attenzione

L'efficientamento energetico degli edifici deve ad oggi essere uno dei pilastri dell'edilizia e, anche alla luce delle recenti disposizioni fiscali per favorire il ripristino delle facciate, conviene accendere la luce su quello che è, a parere di chi scrive, un enorme vuoto nella normativa italiana: la realizzazione del cappotto esterno difatti non è espressamente classificato in nessuna definizione di intervento edilizio, lasciando un alea di incertezza che non fa che danneggiare questo tipo di intervento che invece dovrebbe essere sollecitato, facilitato e chiarificato, vista anche la "spinta" notevole che è stata data a questo tipo di intervento nel cosiddetto super-ecobonus.

il presente post è aggiornato nei contenuti ad aprile 2021

per un inquadramento più generale delle vicende in cui si inseriscono i temi di questo post, segnalo il mio libro: "Manuale del Progettista per gli interventi sull'esistente e per la redazione di Due Diligence Immobiliari, ed. Maggioli dic. 2020"

il cappotto termico difatti è un elemento tecnico di grande utilità nell'efficientamento energetico, ed anche efficace perché consente di correggere facilmente i ponti termici del fabbricato (dipende poi da come è strutturato l'edificio: per esempio gli aggetti di balconi e sporti devono comunque essere gestiti con attenzione), ferma restando sempre la necessità assoluta della progettazione energetica e delle relative verifiche (anche per la correzione dei ponti termici, appunto).

la realizzazione del cappotto tuttavia, sebbene sia abbastanza facilmente inquadrabile dal punto di vista delle norme energetiche, lo è molto meno da un punto di vista prettamente edilizio. Nel DPR 380/01 difatti non vi è un esplicito richiamo ad un intervento di questo tipo, ed essendo un tipo di opera che incide sulla sagoma dell'edificio, occorre prestare una certa attenzione alla corretta interpretazione, al di là di quello che dicono di fare i Comuni.

Anzitutto, occorre verificare se la regione in cui si interviene non abbia specificamente inquadrato la questione. Il Lazio non mi risulta lo abbia fatto: tuttavia, l'art. 12 della LR 6/2008 indica che le opere di realizzazione di cappotti termici non incidono sul computo delle volumetrie. la disposizione potrebbe considerarsi implicitamente abrogata dal successivo d.lgs. 102/14 di cui si dirà.

i richiami riconducibili direttamente o indirettamente a questo tipo di intervento si trovano in delle norme disparate, vediamo i riferimenti principali:

  • art. 26 comma 1 della L. 9 gennaio 1991 n°10 - dispone che "al risparmio e all'uso razionale dell'energia" si applica l'art. 9 della L. 28 gennaio 1977 n°10, cioè sono soggetti a concessione gratuita. ad oggi diremo che sono opere sottratte dal contributo di costruzione, come le opere di manutenzione straordinaria e risanamento conservativo. Non viene quindi esplicitamente detto che sono assimilate a dette opere, ma solo che sono esentate dal contributo di costruzione. l'art. 9 della L 10/77 non definisce gli interventi, ma individua genericamente quelli che non sono oggetto di contributo e che possono essere anche relativamente invasivi. Lo stesso articolo della L. 10/91 dispone che sono assimilate alla manutenzione ordinaria alcune installazioni di impianti da fonte rinnovabile, ma il cappotto termico non rientra in questa definizione, in quanto elemento passivo;
  • l'art. 11 del d.lgs. 30 maggio 2008 n°115 prima, e l'art. 14 commi 6 e 7 del d.lgs. 4 luglio 2014 n°102 poi, hanno disposto che i maggiori spessori dei muri perimetrali o delle coperture necessarie per l'installazione di cappotti o insite nella progettazione di nuovi edifici non devono essere computate nel calcolo del volume edificabile e, soprattutto, possono derogare, fino a limiti prefissati, alle norme sulle distanze tra costruzioni, alle altezze e agli altri indici urbanistici. anche qui, non viene specificato nulla riguardo alla tipologia di intervento in cui ricade espressamente la realizzazione di un cappotto termico, ma è specificato che lo stesso può essere realizzato in deroga alle distanze. I commi 6 e 7 sono più di recente stati modificati dal d.lgs. 73/2020 che ha disposto l'abrogazione del comma 6 e la riscrittura del comma 7, producendo una lettura forse più chiara rispetto a prima, dove io avevo sottolineato alcune criticità: lascio qui appresso, in grigio chiaro, laddove qualcuno avesse necessità di ricostruire la storia evolutiva della norma, il precedente testo di questo post che qui vado invece a modificare, allineandolo all'attuale disciplina dell'unico comma 7. Questo comma parla della possibilità di poter derogare a molti parametri urbanistici, tra i quali altezze e distanze ma anche superfici imponibili, i maggiori spessori delle murature perimetrali dovuti ad interventi di efficienza energetica, purché nell'ambito di opere di "manutenzione straordinaria, risanamento conservativo e ristrutturazione edilizia". appaiono quindi intanto escluse manutenzioni ordinarie e nuove costruzioni, ma le "ristrutturazioni edilizie" ad oggi possono ricomprendere anche interventi decisamente invasivi come demolizione e ricostruzione con nuovo sedime. Scompare quindi la disciplina previgente che prevedeva la possibilità di deroga anche nel caso di nuove costruzioni. la deroga rimane comunque legata al raggiungimento di una prestazione inferiore di un 10% rispetto ai limiti del d.lgs. 192/05, dunque si presti enorme attenzione a questo dettaglio giacché ad oggi è molto spesso necessario operare in deroga alle distanze (in particolare in quelle porzioni di città costruite fino agli anni '60) in quanto quelle vigenti in molti casi sono inferiori al limite di legge vigente. Anche qui, comunque, non troviamo una indicazione relativa alla collocazione della realizzazione di un cappotto termico in uno specifico intervento edilizio, anzi la norma sembra proprio non prendere nessuna posizione indicando genericamente che il cappotto potrebbe rientrare in una qualunque definizione "a scelta" tra MS, RC ed RE: questo a mio parere non aiuta, ma nemmeno crea danni.
[segue un precedente testo del post, oggi superato dagli sviluppi normativi, che lascio qui per eventuale necessità di ricostruire la storia evolutiva della norma] Tuttavia, la formulazione dei commi 6 e 7 appare a mio parere ambigua, in quanto parla, al comma 6, di "nuove costruzioni" ed al comma 7 di "riqualificazioni energetiche": la norma insomma sembra dimenticare che esistono anche le ristrutturazioni importanti di primo e secondo livello (che sono quelle in cui più facilmente si ricade quando si fa un cappotto su un intero edificio), lasciandole prive, apparentemente, della deroga, a meno che non si voglia seguire comunque l'indicazione per le "nuove costruzioni" del comma 6, la quale prevede che per beneficiare della deroga, bisogna raggiungere un indice di prestazione più basso di un 20% rispetto al già restrittivo limite normativo: tale abbassamento è un importante vincolo quando si opera in ristrutturazione. Se si opera in riqualificazione, invece (comma 7) la deroga è anche qui subordinata al raggiungimento di un valore superiore a quello minimo di norma: qui ci si riferisce ai valori di trasmittanza del singolo elemento, che devono essere inferiori di un ulteriore 10% ai già restrittivi limiti di legge (ed attenzione sempre ai ponti termici, perché il calcolo secondo me li deve ricomprendere). Comunque si ribadisce che anche qui non vi è una esplicita indicazione su come deve essere visto l'intervento di installazione di cappotto termico. Secondo questa riflessione, va da sé che laddove l'intervento è effettuato su edifici che già non rispettano le distanze minime perché eseguiti in epoca antecedente all'imposizione delle relative regole, è obbligatorio eseguire interventi di efficientamento che raggiungano i limiti aumentati
;
  • il glossario unico dell'edilizia libera non parla espressamente di cappotti termici ma, alla voce 5, inserisce nelle opere non soggette ad alcun titolo quelle di "riparazione, sostituzione, rinnovamento" dei rivestimenti interno ed esterno. a mio parere, la realizzazione del cappotto termico non rientra in questa definizione in quanto non è una sostituzione del rivestimento esistente e, comunque, si presti attenzione al fatto che, per quanto visto nel punto precedente, la manutenzione ordinaria sembra non poter beneficiare della deroga alle distanze. Fino all'emanazione degli altri glossari degli altri interventi edilizi (e qui si nota l'incongruenza di pubblicare un solo glossario invece che tutti assieme), direi che nemmeno questo documento ci riesce a fornire una indicazione del tipo di intervento;
  • le 42 definizioni standardizzate dell'edilizia, la definizione 18 nel definire la sagoma dell'edificio indica la sua conformazione planivolumetrica contenuta entro il perimetro esterno, specificando solo che gli sporti e gli aggetti non vi rientrano solo se fino ad un aggetto di 150cm. il cappotto termico non può essere considerato un aggetto o uno sporto, quindi va ricompreso nel concetto di sagoma, e, per conseguenza, l'installazione di un cappotto incide sulla sagoma ma, per effetto delle disposizioni delle leggi viste sopra, non incidono sul volume, se si rispettano i vincoli normativi ivi previsti;
  • il DPR 380/01 nel merito non dice nulla di specifico, ma, indirettamente, e parallelamente con l'allegato A del decreto SCIA 2 e leggendo gli articoli 3 e 10 comma 1 lett. c), indica che la manutenzione straordinaria non può contemplare la variazione di sagoma, mentre per la ristrutturazione edilizia, è specificato che vi si rientra quando vi è variazione di sagoma per immobili vincolati. Andando per differenza, quindi, potrebbe apparire non sbagliato collocare l'intervento nel risanamento conservativo se riguarda immobili non vincolati, ma apparirebbe invece rientrante nella ristrutturazione laddove è presente un qualunque vincolo di cui al codice dei beni culturali (e la definizione è vasta, quindi vi rientrano immobili con qualunque tipo di vincolo, sia di beni culturali che paesaggistici).
Dunque io non ho trovato una norma che ha espressamente collocato l'installazione di un cappotto esterno in uno specifico intervento edilizio. Molti, leggendo in senso ampio le disposizioni della L. 10/91, tendono a farlo rientrare nella definizione di manutenzione straordinaria e quindi soggetto a CILA. Sicuramente non lo classificherei come manutenzione ordinaria perché comprendendo la riduzione delle distanze, la circostanza va sempre verificata e non può non incidere sui parametri edilizi: inoltre, per come visto in uno dei punti precedenti, la manutenzione ordinaria comunque non sembra poter accedere alle deroghe alle distanze quindi nemmeno converrebbe sforzarsi di rientrarci. Come si è visto la manutenzione straordinaria non parrebbe essere perché nella stessa non può essere ricompresa variazione di sagoma (punto 3 della parte II della tabella A allegata al decreto SCIA 2), e l'intervento non è espressamente mai sottratto dal computo della sagoma.

da un certo punto di vista, forse un po' estremo, la realizzazione di un cappotto potrebbe equipararsi ad un volume tecnico. in fondo, ci sono degli elementi di parallelismo tra cappotti termici e volumi tecnici: entrambi sono sottratti dalla cubatura edificabile; entrambi sono funzionali al corretto funzionamento di un impianto (per il cappotto, ci si riferisce a quello termico, riducendone il consumo); entrambi sono realizzati al di fuori della sagoma perché non si possono fare all'interno della stessa. in tale visione, sembrerebbe quindi che un cappotto termico sarebbe più facilmente inquadrabile nella ristrutturazione edilizia: del tipo pesante se l'immobile è soggetto a vincoli; del tipo leggera negli altri casi. Ne conseguirebbe che l'intervento sarebbe inquadrabile in Permesso di Costruire o nella SCIA alternativa in caso di immobili vincolati; SCIA ordinaria nel caso di immobili non vincolati. Ed attenzione, conseguentemente, all'articolo 44 che è lì in agguato. Il concetto appena espresso poi sembra a parere di chi scrive prendere maggiore slancio ispirandosi alle recenti modifiche apportate alle norme sulle variazioni di prospetto introdotte dal DL "semplificazioni" n°76/2020, che sembrano seguire la stessa logica. Tenderei quindi ad azzardare quanto segue, pur rimandando la responsabilità delle scelte ai progettisti ed ai committenti che intraprendono l'avventura:
  • un cappotto esterno eseguito su immobili non vincolati, potrebbe ritenersi correttamente collocabile nella ristrutturazione edilizia leggera, attualmente autorizzabile in SCIA ordinaria;
  • un cappotto esterno eseguito su immobili ricadenti in un qualunque vincolo istituito ai sensi del Codice dei Beni Culturali (d.lgs. 42/2004), ricadrebbe invece nella ristrutturazione edilizia pesante, soggetto a Permesso di Costruire o SCIA alternativa.

Visto che abbiamo evocato il discorso vincolistico, può essere opportuno citare il DPR 31/17, dispositivo che ha introdotto una ampia casistica di interventi non soggetti ad autorizzazione paesaggistica. L'allegato A del decreto, che specifica gli interventi esclusi, nel caso di vincolo paesaggistico (quindi parliamo esclusivamente della parte III del Codice e quindi dei vincoli paesaggistici, e non dei vincoli della parte II che sono i vincoli dei beni culturali), sono anche quelli di coibentazione volti a migliorare l'efficienza energetica degli edifici, e quindi pare proprio riferirsi ai cappotti termici sia interni che esterni; tuttavia subito dopo specifica che sono libealizzati solo laddove non comportano la realizzazione di elementi "emergenti dalla sagoma" e che rispettino i caratteri originari dell'edificio in quanto a materiali e finiture. un cappotto termico va ad "ispessire" la sagoma, dunque non sembrerebbe essere un intervento "emergente", anche se è senz'altro un qualcosa che "emerge" rispetto alla sagoma originale del fabbricato. Tuttavia, specificando ancora che sono ricompresi anche quelli effettuati sulla falda, sembra proprio volersi riferire alla realizzazione di ispessimenti esterni.

Sulla questione del cappotto esterno in zone sottoposte a regime di tutela è stata prodotta dalla DGABAP del MiBACT una risposta ad un quesito specifico sollevato dalla Direzione Generale Politiche Abitative della Regione Lazio, che chiedeva al ministero di esprimersi circa la effettiva attribuzione dell'intervento del cappotto termico alle opere sottratte dall'obbligo di autorizzazione paesaggistica. Purtroppo non ho reperito la domanda fatta dalla Regione, ad ogni modo è pubblicata la risposta della DGABAP. prima di parlare di questa risposta, è bene specificare le ragioni della domanda: nella Regione Lazio attualmente (gennaio 2021) viviamo una situazione di stallo procedurale dovuto al fatto che l'approvazione definitiva del PTPR Lazio è stata dichiarata incostituzionale con sentenza della Corte Costituzionale e, quindi, ci si trova in un momento di interregno in cui vigono delle norme di salvaguardia in cui, effettivamente, se un'opera è sottratta all'autorizzazione paesaggistica (in virtù del DPR 31/17) si superano alla radice una nutrita serie di problemi; la risposta del MiBACT comunque va intesa come riflessione valevole sull'intero territorio nazionale.
Il Ministero parte dalla definizione stessa di intervento e ripercorre la logica che è alla base del DPR 31/17: pur dovendo rimandare il lettore all'analisi autonoma del testo, ne estrapolo qui gli elementi essenziali: 1. secondo il MiBACT, l'intervento sarebbe classificabile come manutenzione straordinaria, limitatamente alla sua riconduzione alla disciplina dell'art. 21 LR 24/98, e questo significa che effettivamente sono opere eseguibili anche nel temporaneo periodo di interregno che viviamo nel Lazio; 2. l'intervento va riferito all'immobile su cui viene eseguito, e per fare ciò occorre ripercorrere i contenuti della circolare del 2017 della stessa D.G. in cui erano stati sviluppati degli elementi per poter distinguere la classificazione degli interventi, secondo la quale nell'ambito di un vincolo "storico", un edificio deve considerarsi di un certo rilievo laddove eseguito prima del 1945; 3. rimane sempre e comunque il nodo della finitura esterna: solo se rimane identica, in edifici post 1945 in zona con vincolo paesaggistico "storico" è possibile rientrare nell'esenzione dall'autorizzazione: ne consegue pertanto che tutti gli altri casi sono ricompresi nell'obbligo di autorizzazione, la quale comunque nel Lazio sembra poter essere rilasciata anche nel periodo transitorio.

Questi concetti sono stati rafforzati da una seconda, breve circolare ministeriale del 4 marzo 2021 (circolata ad aprile 2021), nel quale si puntualizza che l'intervento di cappotto termico esterno, se realizzato su edificio successivo al 1945, può (e non deve o, comunque, non necessariamente) più facilmente rientrare nelle opere escluse dall'autorizzazione (punto A.2 dell'allegato A al DPR 31/17), mentre invece molto difficilmente, per non dire mai, potrà rientrarvi nel caso di edifici ante 1945. Ovviamente, il tutto acquista validità solo laddove esista un vincolo paesaggistico: questa cosa la puntualizzo perché anche nei siti di stampa specializzata è stata fatta passare l'idea che il parere sarebbe comunque richiesto per ogni edificio costruito prima del 1945: ovviamente ciò non ha senso, poiché solo la presenza del vincolo paesaggistico impone l'attivazione delle procedure previste dal Codice dei Beni Culturali. Si badi bene, comunque, che il MiBACT ben chiaramente non indica un automatismo tra età dell'edificio ed esenzione dall'autorizzazione, poiché dipende anche dal tipo di intervento che si pone in essere e dalle sue caratteristiche geometriche, oltre che prettamente estetiche: un cappotto che produce un ispessimento di 20cm potrebbe ritenersi, quindi, sottoposto ad autorizzazione paesaggistica anche in immobili post 1945 e con mantenimento delle caratteristiche originali, se va a modificare la geometria del fabbricato.

Prima ho scritto, e qui sotto ancora scriverò, che invece a mio parere l'intervento, date le sue caratteristiche e stante l'assenza di una sua esplicita collocazione nelle definizioni ufficiali, sarebbe più facilmente riconducibile nella ristrutturazione edilizia, la quale invece sarebbe esclusa tra le opere eseguibili nel periodo transitorio dell'art. 21 LR 24/98, ed è per questo che a questo punto non posso che suggerire sempre grande attenzione nell'intervenire in zone vincolate nel Lazio.

Alla luce della disamina di cui sopra, e visto che da un punto di vista delle norme civilistiche, energetiche e paesaggistiche l'intervento appare sollecitato e semplificato, nel preciso intento di perseguire un interesse pubblico primario e strategico (la riduzione del consumo energetico, con conseguente riduzione di CO2, riduzione polveri sottili, riduzione della potenza degli impianti e conseguente facilitazione dell'introduzione di impianti da fonte rinnovabile, conseguente miglioramento della qualità dell'aria, etc), sarebbe auspicabile da parte del legislatore una chiarificazione ed una espressa equiparazione dell'intervento del cappotto termico alla manutenzione straordinaria o risanamento conservativo, e sarebbe utile anche semplificare le disposizioni dell'art. 11 d.lgs. 102/14 che appaiono sia troppo restrittive, sia incomplete in quanto ignorano una parte degli interventi previsti dal d.lgs. 192/05, sebbene, per come visto, il d.lgs. 73/2020 abbia apportato significative modifiche a questa norma. Fino a che non ci saranno sviluppi chiarificatori sulla collocazione effettiva dell'intervento nella normativa, non posso che suggerire grande cautela nello scegliere il titolo edilizio per l'autorizzazione di un cappotto termico.

Sul tema della cogenza del vincolo, abbiamo una recente Sentenza TAR Veneto n°307/2020 in cui viene citata la circostanza dell'esclusione dall'autorizzazione paesaggistica. In dettaglio, in questa sentenza si parla di un cappotto termico realizzato attorno ad un edificio che il PRG locale specifica come di pregio, vincolando gli interventi al rispetto di certi caratteri architettonici e, contestualmente, veniva annullata d'ufficio la CILA che la proprietà aveva depositato in sanatoria per avvenuta realizzazione del cappotto. il TAR non entra nel merito della validità della CILA rispetto all'intervento, ma annulla comunque l'atto comunale di annullamento più che altro perché avrebbe usato lo strumento sbagliato per farlo, ma comunque censura il comune laddove dice che l'intervento non poteva farsi perché incompatibile con le prescrizioni del piano regolatore, in quanto per il DPR 31/17 l'intervento è fattibile anche senza autorizzazione paesaggistica.

Il DPR 31/17 cita due volte opere riconducibili alla coibentazione esterna: una prima volta, nella voce A.2, laddove specifica che non è soggetto ad autorizzazione paesaggistica un intervento di coibentazione volto all'efficienza energetica, e nella voce B.5, laddove invece indica che se l'intervento di efficientamento comporta modifica dei caratteri morfotipologici dell'edificio o dei materiali dei rivestimenti, è soggetto ad autorizzazione semplificata. Dunque la lettura che sembrerebbe potersi dare al dispositivo è che il discrimine è nella possibilità di riproporre al di sopra della superficie del cappotto la stessa finitura materica dell'edificio originario (e legittimo). Dunque l'intervento del cappotto termico in zona con vincolo paesaggistico è attività libera dall'autorizzazione paesaggistica solo laddove sulla superficie del cappotto non produce variazione dei materiali di rifinitura dell'edificio originale: si pensi però a casi tipo facciate in cortina faccia a vista, realizzata con veri mattoni invece delle piastrelle incollate: in tal caso, per rientrare nella definizione, bisognerebbe installare il cappotto e quindi riproporre all'esterno la facciata in cortina (perché la prescrizione è anche sul rispetto dei materiali), il che rappresenta un problema anche di tipo statico per via dei pesi in aggetto e, quindi, dei costi e della complessità dell'intervento. Ad ogni modo, se il vincolo è nel rispetto del materiale, è chiaro che un cappotto termico va a produrre un rivestimento di materiale diverso (generalmente, polistirene o lana di vetro poi rivestiti da altri strati verso l'esterno), ma è vero pure che le norme paesaggistiche si focalizzano molto sull'aspetto esterno, a differenza dei vincoli dei beni culturali che prendono molto a cuore anche l'aspetto della materia non direttamente visibile.

Purtroppo, pur cercandone, non ho trovato sentenze specifiche sul tema: segnalatemi ogni spunto che ritenete sia stato omesso in questo post.

Dato che il tema ne è intimamente connesso, non si può omettere di spendere due parole sul discorso della prevenzione incendi. Il recente Decreto Ministero Interno 25 gennaio 2019 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n°30 del 5 febbraio 2019: in questo decreto sono state introdotte, dall'articolo 2, delle disposizioni specifiche per le caratteristiche di resistenza delle facciate degli edifici, consistenti nella indicazione che gli elementi di facciata non devono danneggiarsi e cadere durante un incendio, e devono essere concepiti per evitare o quantomeno limitare la possibilità che un incendio sviluppato all'interno di un appartamento si propaghi a quelli limitrofi.

Ai sensi del comma 1 dell'art. 2, le disposizioni si applicano agli edifici soggetti alle disposizioni di prevenzione incendi, escludendo quindi quelli le cui caratteristiche non rientrano tra quelle che fanno scattare le prescrizioni.

Le disposizioni, per espressa previsione del Decreto, si applicano sia agli edifici di nuova costruzione, e sia a quelli nei quali viene effettuato il "rifacimento delle facciate per una superficie superiore al 50% della superficie delle facciate". Il criterio di calcolo dunque è diverso rispetto a quello del decreto requisiti minimi: la superficie da considerare è solo quella delle facciate e non quella dell'intero involucro disperdente: ciò è del tutto normale visto che gli obiettivi delle norme sono differenti.

La norma comunque usa termini non "edilizi" e purtroppo poco circostanziati: non si comprende bene cosa si debba intendere per "rifacimento" delle facciate, e sarebbe stato auspicabile l'utilizzo di terminologie già presenti nella normativa italiana. Io non ho la risposta a questo quesito, quindi per ora taccio: tuttavia, mi sento di poter dire che l'installazione di un cappotto termico esterno può facilmente integrarsi nella definizione di "rifacimento" delle facciate perché va ad incidere su quegli elementi che la norma stessa va ad attenzionare. In ogni caso, è bene coinvolgere un professionista specializzato in prevenzione incendi quando occorre realizzare un cappotto termico su di un fabbricato nel quale si prevede di intervenire su più del 50% della superficie di facciata.

23 commenti:

  1. grazie per l'articolo, volevo chiedere se ritiene possibile far ricadere l'intervento in CILA ed avvalersi della legge regionale 6/2008 art. 12, se lo spessore totale delle murature esterne, compresa la facciata ventilata, non superano i 30+25cm

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    1. io non ho trovato riferimenti normativi che espressamente collocano questo intervento tra quelli realizzabili in CILA, anche se sarebbe auspicabile che lo fosse, per tutta una serie di ragioni. agirei con cautela.

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  2. Secondo me l'argomento è tanto semplice quanto contraddittorio. Per il cappotto termico che implichi l'installazione di pannelli isolanti è necessaria l'autorizzazione paesaggistica. Non si può semplificare e dire che basti riproporre al di sopra del cappotto termico (con pannelli) la stessa finitura sottostante in quanto comunque non si avrebbe il rispetto delle finiture orginarie (i pannelli costituiscono una variazione dei materiali originari ed eccedono la sagoma originaria). Quando si parla di non necessità dell'autorizzazione paesaggistica si fa riferimento ad interventi di cappotto termico consistenti nella posa in opera di intonaci con proprietà termiche. Detta interpretazione trova conferma anche nell'elenco degli interventi non soggetti ad autorizzazione paesaggistica, in cui si dice esplicitamente che se l'intervento di coibentazione implica l'installazione di manufatti che eccedano la sagoma dell'edificio si è soggetti ad autorizzazione paesaggistica semplificata. Ne valgono osservazioni su variazioni di distanze e previsione dei vari PRG/PSC, che fanno riferimento esclusivamente all'aspetto urbanistico ma NON a quello paesaggistico.

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  3. Consiglierei al riguardo di leggere la circolare applicativa del Mibac n. 42 del 21 luglio 2017: a pagina 24 il Ministero, riguardo i cappotti termici e quindi gli interventi A2 ed A3 dell'allegato al DPR 31/2017, sembra focalizzare l'attenzione sul concetto di "rispetto delle caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche dei materiali e delle finiture" solo per immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale. Ergo, da ciò che ne ho dedotto, sembrerebbe che per gli altri immobili la realizzazione di un cappotto esterno non necessiti di autorizzazione paesaggistica.

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  4. Consiglierei al riguardo di leggere la circolare applicativa del Mibac n. 42 del 21 luglio 2017: a pagina 24 il Ministero, riguardo i cappotti termici e quindi gli interventi A2 ed A3 dell'allegato al DPR 31/2017, sembra focalizzare l'attenzione sul concetto di "rispetto delle caratteristiche architettoniche, morfo-tipologiche dei materiali e delle finiture" solo per immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale. Ergo, da ciò che ne ho dedotto, sembrerebbe che per gli altri immobili la realizzazione di un cappotto esterno non necessiti di autorizzazione paesaggistica.

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  5. mha... io l'ho letta diversamente: se immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale vanno riproposti i materiali originari secondo le usuali tecniche di restauro (senza cappotto altrimenti si alterano materiali e finiture esistenti). Negli altri casi è possibile utilizzare materiali e tecniche aggiornati tecnologicamente (come il cappotto) ma, essendo interventi emergenti dalla sagoma (peraltro anche la coibentazione del tetto), vanno in semplificata. Si salva solo l'intonaco termico che è liberalizzato su tutti glli immobili ad esclusione degli immobili di interesse storico-architettonico o storico-testimoniale

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  6. Buongiorno

    Secondo lei una CIL è sufficiente per una riqualificazione energetica super ecobonus 110 su unità unifamiliare in zona senza vincoli per interventi di cappotto termico, sostituzione caldaia e infissi, fv, solare termico, batterie di accumulo e colonnina di ricarica. Siamo a Marsala in Sicilia

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    1. la CIL ha un ambito applicativo molto limitato. nel post ho espresso alcune riflessioni circa il corretto inquadramento urbanistico. Comunque se parliamo di Sicilia, regione a statuto autonomo, bisogna vedere la normativa locale che può essere diversa da quella nazionale.

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  7. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  8. Buongiorno, il mio quesito riguarda l'accessibilità alla detrazione del 110% per interventi su un immobile del centro storico di Roma.
    Stante la natura particolare del vincolo dell'Unesco, derivante dall'art. 24 delle NTA del PRG, come da lei ben illustrato in uno specifico post, per gli edifici non puntualmente vincolati che ricadono all'interno delle mura Aureliane, a suo giudizio, è applicabile il capoverso del comma 2 art. 119 del decreto Rilancio “qualora l’edificio sia sottoposto ad almeno uno dei vincoli previsti dal Codice dei beni culturali e del paesaggio"?
    Oppure per accedere alla detrazione del 110% direttamente con gli interventi trainati va dimostrato che "gli interventi trainanti di efficientamento energetico siano vietati da regolamenti edilizi, urbanistici e ambientali" ?
    In questo secondo caso mi sembra che non ci sia qualcosa (circolari od altro)che vieti esplicitamente il "cappotto termico"; ho trovato solo che è necessario richiedere l'autorizzazione, fermo restando che probabilmente la soprintendenza non approverebbe l'intervento.
    Per cui mi chiedo come dimostrarlo a priori?
    Grazie

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    1. tendenzialmente confermo che il vincolo del centro storico non può essere del tutto annoverato tra quelli del codice dei beni culturali. bisogna valutare quindi caso per caso perché confermo che non ci sono indicazioni generali che vietano cappotti esterni.

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  9. cappotto realizzato nel 2013 con cil del ottobre 2013 nessuno ha avuto da ridire qualcosa. Che succede?

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    1. è una situazione da valutare: effettuerei una valutazione di conformità.

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  10. Salve a tutti, siamo in città storica a Roma (zona Bologna), NON inserita in carta per la qualità. Un mio amico ha richiesto un parere Coque per fare un cappotto su una facciata totalmente liscia e affacciata in una corte interna del tutto secondaria, con volumi e box auto, completamente chiusa alla vista pubblica e con edifici di qualità medio bassa. Il parere Coque è necessario in base alle NTA, per gli interventi dalla RE in su, ma ha detto andiamo sul sicuro... Certo del loro parere positivo, dato che avrebbe riproposto stessa finitura, colore, soglie in travertino etc, è andato avanti con i computi metrici, la progettazione della centrale termica, in attesa dei 45 giorni... Gli hanno dato parere negativo già per due volte, la prima dicendo che le informazioni erano carenti (?!), la seconda perché non ha previsto l'eliminazione di tutti i motori dei condizionatori esistenti, che ovviamente i proprietari (GIUSTAMENTE) non rimuoveranno mai....
    Morale della favola, state attenti e non date niente per scontato... il mio amico a questo punto presenterà una Cila per Manutenzione Straordinaria e eluderà il problema Coque (già 3 mesi di tempo perso) rischia qualcosa?

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  11. Buonasera, devo presentare una SCIA in alternativa al Permesso di costruire, per interventi riferiti all'Ecobonus 110%.
    Il fabbricato è in zona vincolata da PTPR, in quanto è compreso all'interno dei "beni di'insieme: vaste località ..." ed all'interno dei "corsi delle acque pubbliche".
    Gli interventi che si andranno a realizzare sono:
    - cappotto termico in facciata (attualmente l'immobile ha una finitura ad intonaco e dopo l'applicazione del cappotto termico le facciate verranno di nuovo intonacate).
    La mia domande è la seguente:
    E' necessaria la richiesta di Autorizzazione Paesaggistica Semplificata o posso, in applicazione al DPR 31/2017 allegato A, comma A2, dichiarare che l'autorizzazione non è necessaria, anche a seguito della nota del Mibact di fine 2020.

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    Risposte
    1. farei riferimento alla nota MiBACT, comunque se si è in dubbio sarebbe sempre preferibile depositare una richiesta di autorizzazione (cosa peraltro prevista dalla norma): l'ufficio dovrebbe valutare, prima di procedere, se l'intervento sia effettivamente soggetto o meno alla disciplina, e se lo ritiene sottratto, dovrebbe comunicarlo al termine della prima fase istruttoria.

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  12. salve. una domanda. un palazzo, esternamente molto "squadrato" che rientra in "carta di qualità" e "centro storico fuori le mura" può far realizzare il "cappotto termico" usufruendo dei benefici "110%"? grazie.

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    1. ottenendo il parere della sovrintendenza capitolina non vedo problemi, ma so che hanno rilasciato già dei pareri negativi.

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  13. rifacimento copertura piana condominio anni 60 con cappotto termico. applicazione legge 10. maggior altezza di 15 cm del tetto piano. sgravio 65%. quindi devo fare la scia.

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    1. secondo me sì. se la superficie è accessibile, attenzione all'eventuale riduzione dell'altezza utile dei parapetti perimetrali, che deve rimanere entro norma.

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