giovedì 23 luglio 2015

ristrutturazioni e barriere architettoniche

Le barriere architettoniche dovrebbero essere ovunque eliminate, ma in alcuni contesti, come per esempio la ristrutturazione di appartamenti esistenti, magari in contesti storici ma anche più recenti, può rappresentare dei limiti insormontabili. Questo post vuole essere una guida, orientata soprattutto a chi intende ristrutturare il proprio appartamento, per cercare di capire se e quando la ristrutturazione interna sia soggetta all'obbligo di realizzazione di apposite opere per l'eliminazione delle barriere architettoniche.



La legge generale di riferimento è la 13/89, che ha istituito l'obbligo di prevedere specifiche accortezze per l'eliminazione delle barriere architettoniche anche all'intero delle abitazioni private. Tale norma all'art. 1 (ma il concetto è ribadito identico nel decreto attuativo) limita l'applicazione degli obblighi ai seguenti casi:
- costruzione di edifici nuovi, indipendentemente dalla destinazione d'uso
- ristrutturazione "di interi edifici"

Questo post non ha l'intento di produrre un vademecum progettuale, perché sarebbe un argomento eccessivamente ampio e perché, tutto sommato, il decreto attuativo della legge 13/89 - qui se ne trova una copia con anche i disegni - è abbastanza chiaro e leggibile senza troppe difficolta. Quello che mi interessa curare in questo post è il quando si è effettivamente soggetti agli obblighi della normativa.

Riprendendo i casi in cui va applicata la normativa, capiamo che nell'intervenire sull'esistente, se non stiamo effettuando interventi di ristrutturazione edilizia (il decreto ministeriale di attuazione della legge 13/89 specifica che per ristrutturazione si intende quella di cui all'art. 31 lettera d) della legge n. 457 del 5.8.197, oggi confluta nel DPR 380/01 ed in particolare art. 3 comma 1 lett. d) ) non siamo tenuti a rispettare le norme di questa legge: quindi negli interventi di normale manutenzione straordinaria (che contempla per esempio la diversa distribuzione degli spazi interni) o manutenzione ordinaria (rifacimento impianti, pavimenti, ripiastrellatura bagni) possiamo non preoccuparci di questi vincoli normativi (sarebbe comunque giusto tenerne conto, ma può legittimamente non essere negli interessi del privato inserire ulteriori vincoli progettuali oltre quelli - numerosi - già esistenti) ma attenzione: la ristrutturazione edilizia è una tipologia di intervento che può facilmente "sbucare" da dietro l'angolo quando facciamo degli interventi in un edificio esistente: sono per esempio interventi di ristrutturazione, a titolo esemplificativo e non esaustivo, la modifica della forma dei vani finestra o la realizzazione di una tettoia esterna. Non sono classificabili come ristrutturazione invece gli interventi, sempre a titolo esemplificativo e non esaustivo, di sostituzione infissi esterni senza modifica del vano murario; installazione pensiline esterne; diversa distribuzione spazi interni; sostituzione di elementi strutturali ammalorati. Altri interventi, prima classificati come ristrutturazione edilizia, oggi sono manutenzione straordinaria, come il frazionamento degli immobili.

Certo in sincerità può far sorridere il fatto che se vado a realizzare per esempio una tettoia esterna (opera come detto di ristrutturazione edilizia) si sia costretti a modificare la distribuzione interna dell'appartamento per renderlo visitabile se non lo è, ma in effetti la legge non esclude esplicitamente tale involuzione. In tal caso si deve sperare nel buon senno del tecnico amministrativo di turno, il quale troppo spesso deve dribblare norme spesso contraddittorie (sebbene peraltro questa sul superamento delle barriere architettoniche è a mio avviso una norma ben scritta, in particolare il decreto attuativo).

Una domanda che potrebbe sorgere spontanea, soprattutto tra chi frequenta assiduamente questo blog, è se il cambio di destinazione d'uso possa essere assimilato alla ristrutturazione edilizia, dato che in una circolare comunale si specifica proprio questo. Ebbene, secondo me, il decreto del fare, avendo creato di fatto una categoria di intervento a sè stante (quella appunto del cambio di destinazione d'uso) ha superato il concetto espresso nella circolare comunale e dunque il cambio d'uso può essere inteso come un opera non soggetta agli obblighi della legge. Suggerisco comunque di rispettare le caratteristiche della visitabilità (o dell'accessibilità se del caso) se si dovesse procedere a cambio d'uso, anche perché i requisiti per la visitabilità non sono poi così restrittivi.

in generale, comunque, se non rientriamo nei casi previsti dalla legge (cioè edifici nuovi o interventi di ristrutturazione edilizia così come definiti alla lettera d) comma 1 art. 3 TUE) l'applicazione delle norme sulle barriere architettoniche non è obbligatoria. Diverso ovviamente è il caso in cui sia uno dei proprietari di un alloggio in un condominio a chiedere che vengano realizzate opere di abbattimento delle barriere architettoniche in un edificio esistente: ma questa casistica non è oggetto della trattazione del presente post (lo amplierò eventualmente in seguito o farò un altro post: ora ho preferito focalizzarmi sull'intervento nella singola unità immobiliare)

Dato che, in teoria, tutti gli edifici il cui progetto è stato depositato dopo l'entrata in vigore della legge del 1989 sono soggetti alla normativa, e dato che la legge prescrive che in tali edifici tutti gli alloggi debbano essere visitabili, è bene che nell'intervenire su questi immobili, anche per fare delle semplici diverse distribuzioni degli spazi interni, si effettuino sempre progetti che soddisfino il requisito richiesto: dunque - secondo me - in tali contesti gli immobili sono comunque soggetti all'obbligo di rispettare queste norme, anche se non si effettuano opere di ristrutturazione edilizia.

Per analogia, qualora si intervenga su un immobile o su una parte di un immobile che era soggetto al requisito dell'accessibilità (perché appunto di nuova costruzione o perché soggetto a ristrutturazione edilizia dopo il 1989) il progetto di ristrutturazione dovrà tenere conto del dettame normativo ed applicarvi le stesse regole.

Se, comunque, siete soggetti alla normativa suddetta ma siete costretti a creare degli impedimenti (per esempio, nell'adeguamento di un edificio storico, potreste essere costretti a creare un gradino su diversi ambienti per poter realizzare correttamente gli scarchi dei bagni) sappiate che l'art. 7 punto 4 del decreto vi consente di derogare, ma solo nel caso di ristrutturazione (giustamente); in questo caso dovrete proporre delle soluzioni tecniche che siano considerate valide, e bisogna relazionare ampiamente sul perché non è possibile rispettare il dettame normativo, e l'ufficio tecnico preposto dovrà validare la vostra proposta di deroga, autorizzazione che si allegherà al titolo edilizio. Comunque io ritengo che nella progettazione, in particolare in contesti storici ed intervenendo all'interno della singola unità immobiliare serva sempre un po di buonsenso: un piccolo gradino, se ben segnalato, anche se più alto dei 6cm prescritti (per i marciapiedi esterni) o una breve rampetta anche al di sopra del 12% di pendenza possa non essere considerata una violazione delle norme e possa non essere soggetto alla richiesta di deroga; viceversa una porta con luce netta di 60cm per il bagno che deve essere visitabile è una chiara violazione della normativa (il minimo per le porte è 75cm, per gli spazi visitabili).

Fin qui abbiamo parlato di normativa nazionale, comunque in specifici contesti potrebbe esistere una normativa locale (regionale o comunale) più restrittiva o che vi obbliga a rispettare i requisiti previsti dalla legge anche in interventi diversi dalla nuova costruzione o ristrutturazione edilizia.

Ho scritto prima che il decreto è abbastanza chiaro, comunque mi sembra giusto specificare alcuni aspetti, tutti presi dalle prescrizioni di cui all'art. 3:

- le residenze monofamiliari o anche le plurifamiliari purché prive di spazi comuni (le villette bi-tri-quadrifamiliari, in cui ciascuno ha il propro accesso diretto dalla strada pubblica) necessitano del solo requisito dell'adattabilità.

- nei locali dove si svolge una attività che è aperta al pubblico (quindi anche locali di vendita, laboratori analisi, studi medici, etc) bisogna garantire visitabilità a tutti gli spazi che possono prevedere la relazione con persone esterne. Nel caso in cui l'immobile abbia una superficie superiore a 250mq è inoltre obbligatorio che almeno un servizio igienico sia visitabile.

- le attività che non prevedono un rapporto con il pubblico (impianti produttivi, uffici privati, laboratori artigiani, etc) sono obbligate a garantire il requisito dell'accessibilità se sono contestualmente soggette alla legge sul collocamento obbligatorio; altrimenti è sufficiente garantire l'adattabilità.

22 commenti:

  1. Gentile Architetto Campagna,
    continuo a leggere con interesse i suoi post ad ogni aggiornamento!

    In questo caso mi trovo a chiederle come al solito una conferma o una smentita:

    -sto seguendo una RE2 con DIA rilasciata per l'apertura di una finestra in un villino plurifamiliare, con accesso indipendente da strada, che si sviluppa su piano seminterrato, rialzato e primo. Come al solito presa da dubbi dati dalla mia inesperienza, mi chiedevo se, considerato che ho eseguito una RE2 debba rispettare la visitabilità oppure se basta il criterio di adattabilità essendo l'unità immobiliare ricadente in: " edifici residenziali unifamiliari ed in quelli plurifamiliari privi di parti comuni, è sufficiente che sia soddisfatto il solo requisito dell'adattabilità" come dice l'art. 3 da Lei citato in fondo al post...

    Se dovessi rendere visitabile la mia u.i. sarei costretta ad installare servoscale, predisporre vani porta differenti, il tutto durante l'esecuzione lavori...un vero problema!!! Cosa ne pensa?

    Grazie mille per la sua dispobilità sempre dimostratami.

    Cordiali saluti. A.

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    1. ricadendo nella classificazione di "residenza pulrifamiliare priva di spazi comuni", pur avendo effettuato lavori di ristrutturazione edilizia, sei soggetta al solo requisito dell'adattabilità. Comunque se pure fossi stata in un condominio o comunque un edificio plurifamiliare con parti comuni il requisito richiesto sarebbe stato la visitabilità e non l'accessibilità: la visitabilità accetta che il diversamente abile debba poter accedere agli spazi di convivio (salone, pranzo) e ad un servizio, dunque comunque non saresti stata obbligata a realizzare montascale o ascensori o tutti i bagni accessibili.

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  2. Buongiorno,
    mi trovo a dover inserire un ascensore in un vano scala esistente in un condominio nel municipio Roma XIV e per fare ciò devo effettuare un taglio sulle rampe della scala per ridurne la larghezza.
    Personalmente ritengo che non sia applicabile la normativa dei Vigili del Fuoco (D.M. 246/87) prescrive, per gli edifici di civile abitazione con altezza fino a m.54, scale con larghezza di cm. 105, in quanto il campo di applicazione di dette norme (art.1.1) riguarda gli edifici di nuova costruzione o edifici esistenti in caso di ristrutturazione che comportino modifiche sostanziali. Si intendono per modifiche sostanziali lavori che comportino il rifacimento di oltre il 50% dei solai o il rifacimento strutturale della scala o l'aumento di altezza (NB il taglio delle scale non è stato classificato come "rifacimento strutturale"). Per gli edifici esistenti si applicano le disposizioni contenute nell'art. 8 dove non si prevede nessuna limitazione dell'ampiezza della rampe.
    Non si dovrebbe applicare nemmeno il dm 236/89 che agli art. 1 e 2 chiarisce inequivocabilmente il campo di applicazione del decreto alla nuove costruzioni ed alle ristrutturazioni edilizie, Quindi nel caso di manutenzione straordinaria non sono applicabili sia le norme relativa alle dimensioni delle scale (almeno 1,20 m), sia quelle relative alle dimensioni minime dell'ascensore e delle porte di piano (art. 4.1.12 e 8.1.12).
    Volevo sapere se invece per la prassi romana devo rispettare la larghezza minima delle rampe e, in caso affermativo, dove trovare tale misura sia indicata (ammesso che lo sia) tra i vari regolamenti edlizi o nta del prg.olevo sapere se devo rispettare la larghezza minima delle rampe e, in caso affermativo, dove trovare tale misura sia indicata (ammesso che lo sia) tra i vari regolamenti edlizi o nta del prg.

    Grazie!




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    1. non mi è mai capitato di dover affrontare il tema nello specifico: conviene confrontarsi con il tecnico municipale.

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  3. Saprebbe però cortesemente indicarmi in quali documenti (REC, NTA del PRG) sono presenti le indicazioni sulla larghezza minima delle scale nei condomini?
    Grazie!

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  4. si riferisce al D.M. 246/87?

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  5. Buongiorno architetto,
    premesso che mi associo nei complimenti per il suo impegno e per la chiarezza espositiva, ho un dubbio: sto elaborando una manutenzione straordinaria di di unità residenziale all'interno di condominio con parti comuni. Il cliente ora mi chiede un rifacimento dell'impianto di riscaldamento con radianti a pavimento, il che mi comporta un innalzamento di quota dell'appartamento di almeno 10 cm. Posto che i coinquilini non hanno nulla in contrario a fargli modificare l'ingresso (alzando la quota del portoncino), mi ritrovo con un'ulteriore barriera (oltre alla rampa di scale condominiali, che in questa sede non mi compete) che impedisce la visitabilità all'u.i., a meno di porre una rampa mobile o una piattaforma, che però insistano sul pianerottolo comune, cosa che reputo lesiva dei diritti terzi.
    Secondo Lei come posso comportarmi? Impongo al cliente di tornare sui propri passi, intervenendo col rialzo per lo meno entro la proprietà (con i giusti spazi di manovra per superare il gradino totalmente dentro l'u.i.)/è un eccesso di zelo mio (non credo...)/esiste un sistema che risolverebbe in altro modo?
    Grazie sin d'ora per la disponibilità e buon lavoro,

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    1. se l'edificio è stato realizzato ed autorizzato prima del 1989, non svolgendovi all'interno lavori di "ristrutturazione edilizia", di fatto non è richiesto di raggiungere il requisito della visitabilità, dunque per il gradino non ci sarebbero problemi. Entro un certo dislivello, poi, il gradino è ammesso (anche se vale in verità per i marciapiedi pubblici). Così è come io l'ho sempre interpretata: se qualcuno la pensa diversamente, parliamone.

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    2. Buongiorno Architetto,
      purtroppo (soprattutto per me) la devo smentire..nonstante le premesse più che lecite e sensate anche da Lei fatte, il Comune mi ha diniegato la CILA in quanto ravvede creazione di nuova barriera (come se i dieci gradini dell'impraticabile scala condominiale e l'impossibilità di installare un ascensore non contassero nulla...) e pertanto violazione delle norme..ora mi tocca provare un permesso di costruire in deroga, sperando in bene, visto che oltretutto il gradino è già fatto... Cordialmente,

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    3. continuo a ritenere che non sia necessario: la legge è abbastanza chiara nel dire che l'abbattimento delle barriere negli edifici esistenti è dovuta solo in caso di ristrutturazione edilizia. se la CILA è stata rigettata solo per questo aspetto, mi sembra ci siano gli estremi per far valere le proprie ragioni e proverei ad andare a parlare col dirigente tecnico municipale.

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  6. Buongiorno, anche io mi accodo ai complimenti per il suo blog.
    E anche io le vorrei porre un quesito: nella ristrutturazione di un appartamento al secondo piano di un condominio si dovrebbe rispettare il requisito della visitabilità secondo il punto 3.4 comma a). Quindi il servizio igienico dovrebbe rispettare tutti i requisiti di interdistanza con le possibilità di manovra (es l’accostamento laterale al wc)? In più si devono inserire le dotazioni di corrimano? Accostamento laterale nel mio caso vuol dire rinunciare al bidet o fare dei grossi sacrifici nella parte relativa al lavandino. Così come sono problemi, sia pure solo estetici ma lo sono, i corrimano prescritti dalla norma. A me pare abbia più senso il requisito dell’adattabilità: cioè uso il bagno per assolvere alle esigenze attuali ma prevedo l’adattabilità futura: se mai dovesse capitare la necessità tolgo il bidet e risolvo l’accostamento laterale, tolgo il wc e monto un wc unico che faccia anche da bidet con cornetta doccia a disposizione. E i corrimano li monto quando serve.
    Lei cosa ne pensa?

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    1. Mi auto-rispondo perchè non avevo raggiunto la fine del punto 4.1.6:
      ****
      Negli alloggi di edilizia residenziale nei quali è previsto il requisito della visitabilità, il servizio igienico si intende accessibile se è consentito almeno il raggiungimento di una tazza w.c. e di un lavabo, da parte di persona su sedia a ruote.

      Per raggiungimento dell'apparecchio sanitario si intende la possibilità di arrivare sino alla diretta prossimità di esso, anche senza l'accostamento laterale per la tazza w.c. e frontale per il lavabo.

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  7. Buona sera, utilizzo la vostra esperienza per un tema legato alla installazione di un servo scala per il superamento delle barriere architettoniche. L'installazione è recente, inizio 2016. Oggi sono incaricato a dare la certificazione di conformità a tutto l'edificio e ho riscontrato il mancato deposito del progetto dell'installazione. Secondo il sottoscritto rientra nelle manutenzioni straordinarie e il progetto andava presentato, inoltre riduce la dimensione della rampa condominiale e pone dei problemi ora alle normative legate alla vigilanza dei vigili del fuoco. Credo che si possa andare in deroga , essendo strumento per il superamento delle barriere architettoniche, ma questo appunto con la presentazione di un progetto. Potete darmi un ragguaglio rispetto alla vostra esperienza.

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    1. i servoscala omologati generalmente possono andare in deroga ma comunque va verificato. da un punto di vista urbanistico, se è opera interna e l'edificio non è vincolato attualmente si può considerare attività libera, secondo me.

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  8. Salve
    ho un quesito da proporle.
    Sto seguendo una ristrutturazione di un appartamento a due piani, sito in un palazzo. Il cliente non vorrebbe il bagno al piano primo, ma solo al secondo piano. Secondo lei è fattibile? perchè per me non si rispetta la visibilità.
    Grazie per il suo prezioso contributo.

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    1. se l'edificio è stato edificato con licenza anteriore al 1989 e non si stanno eseguendo opere di "ristrutturazione edilizia" la legge non richiede di adeguarsi alla normativa sulle barriere architettoniche, dunque si potrebbe mettere il bagno anche solo al piano di sopra.

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    2. La ringrazio moltissimo, la concessione è del 2006, e in progetto il bagno era presente. Ora in fase di ristrutturazione, i clienti vogliono eliminarlo.

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    3. se la concessione è del 2006, l'immobile deve mantenere il requisito della visitabilità, dunque il bagno al piano ingresso non può essere elminiato, a meno che non esista un montascale che porta al piano superiore.

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  9. Buongiorno Architetto, vorrei porle un quesito:sto eseguendo un cambio di destinazione d'uso di un'unità immobiliare da civile abitazione a due unità immobiliari ad uso commerciale. Le uniche opere da realizzare sono: servizi igienici, impianto elettrico ed altre opere di manutenzione ordinaria. I locali si trovano sopraelevati di circa 20 cm dalla quota del marciapiedi. Devo prevedere interventi volti al superamento delle barriere architettoniche? Grazie in anticipo per una sua risposta

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    1. al di sopra di una certa dimensione, mi pare 250mq, i locali commerciali devono garantire l'accessibilità almeno agli ambienti principali. se si è al di sotto di questa dimensione, dato che tutto sommato non si stanno facendo opere di ristrutturazione edilizia, secondo me non è necessario. potrebbe dipende anche dall'attività che si instaurerà.

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  10. Buongiorno.
    Vorrei chiederle un parere in merito a questa casistica:
    edificio bifamiliare con ingressi indipendenti da corte comune. All'interno di detta corte realizziamo un nuovo corpo di fabbrica contenente due posti auto a servizio delle due unità.
    Essendo il garage in corte comune deve rispettare il requisito dell'adattabilità? E di conseguenza anche i percorsi che lo collegano all'immobile?
    Grazie

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Grazie per il commento. verifica di essere "nell'argomento" giusto: ho scritto diversi post su vari argomenti, prima di commentare controlla che il quesito non sia più idoneo ad altri post; puoi verificare i miei post cliccando in alto nel link "indice dei post". I commenti inseriti nella pagina "chi sono - contatti" non riesco più a leggerli, quindi dovrete scrivere altrove: cercate il post con l'argomento più simile. In genere cerco di rispondere a tutti nel modo più esaustivo possibile, tuttavia potrei non rispondere, o farlo sbrigativamente, se l'argomento è stato già trattato in altri commenti o nel post stesso. Sono gradite critiche e più di ogni altro i confronti e le correzioni di eventuali errori a concetti o procedure indicate nel post. Se hai un quesito delicato o se non riesci a pubblicare, puoi scrivermi in privato agli indirizzi che trovi nella pagina "chi sono - contatti". Sul blog non posso (e non mi sembra giusto) pubblicare le mie tariffe professionali: scrivimi un email per un preventivo senza impegno. Grazie.