sabato 7 novembre 2015

certificazione impianti e dichiarazione di conformità: come deve essere fatta

La Dichiarazione di Conformità degli Impianti (DiCo per gli amici) è un documento assai importante ma spesso, e purtroppo, sottovalutato sia dalle imprese e sia soprattutto dai committenti delle opere, che invece dovrebbero essere i più interessati a pretenderle correttamente compilate e dotate degli allegati necessari. Le DiCo sono fondamentali per poter vendere o affittare un immobile, ma sono spesso essenziali anche nelle fasi successive di una ristrutturazione.
brevemente, vediamo cosa è una DiCo. La certificazione degli impianti esiste da diversi anni: fu introdotta infatti con la legge 46/90, più di recente sostituita dal DM 37/08. La DiCo è il documento che attesta che l'impianto è stato realizzato seguendo le norme di riferimento (in genere le norme UNI, CIG e CEI), che è stato eseguito da personale qualificato, e che è adatto all'ambiente in cui è stato realizzato. è una sorta di libretto di circolazione dell'impianto, ed è quindi molto importante: comprereste un auto usata priva del libretto di circolazione o con un libretto redatto in modo parziale?

La DiCo è obbligatoria per gli impianti di nuova realizzazione (vedremo dopo quali impianti) ed ogni impianto realizzato successivamente all'entrata in vigore del DM 37/08 la deve necessariamente avere. Solo per gli impianti realizzati antecedentemente al 2008 è possibile redigere una Dichiarazione di Rispondenza (DiRi) di cui all'art. 7 comma 6 del DM 37/08, che consiste di fatto in una dichiarazione di conformità postuma in cui il tecnico che la redige verifica che l'impianto rispetta le norme in vigore al momento della realizzazione dello stesso. Dunque in caso di acquisto o vendita di un immobile, verificate la data di esecuzione degli impianti e regolatevi di conseguenza. Se avete degli impianti effettuati posteriormente al 2008 privi della DiCo, di fatto non c'è modo di "sanare" la situazione se non facendo rifare l'impianto da capo o quasi.

Le DiCo devono sempre essere accompagnate da un progetto d'impianto, il quale è sempre obbligatorio. Negli impianti più "semplici" può essere un documento altrettanto semplice, almeno però composto da uno schema planimetrico (per esempio negli impianti elettrici deve prevedere una planimetria almeno con individuazione delle scatole di derivazione e relative zone servite) e una breve descrizione testuale che può ricomprendere anche la descrizione sui materiali utilizzati, che è un altro documento obbligatorio. Se l'impianto ha le caratteristiche descritte all'art. 5 comma 2 del Decreto, allora il progetto deve essere redatto da un tecnico abilitato e depositato al comune contestualmente all'istanza urbanistica (se necessaria, altrimenti va comunque depositato in comune all'apposito ufficio); se invece non vi rientra, può essere redatto dal responsabile tecnico della stessa impresa installatrice.

Il ministero ha predisposto un modulo-tipo per le dichiarazioni di conformità. L'impresa può anche personalizzarlo, ma è comunque indispensabile che siano contenuti tutti i dati indicati nel modulo allegato al DM 37/08. Esistono in commercio dei prestampati copiativi.

Le DiCo si redigono alla fine dei lavori (a differenza del progetto che, laddove ricada nell'art. 5 comma 2 deve essere fatto sempre prima) e devono sempre e comunque essere consegnate all'ufficio comunale preposto. Per Roma, l'ufficio coincide con il Dipartimento PAU (credo possano essere inviate anche via PEC alla casella dipartimentale, ma non ho mai direttamente sperimentato) per gli immobili oggetto di permessi di costruire e DIA dipartimentali, mentre dovrebbero essere inviate ai municipi per le pratiche di loro competenza (sul punto non ci sono indicazioni chiare, e comunque i municipi non sembrano attrezzati in tal senso). Le DiCo devono essere depositate successivamente al deposito del fine lavori ed entro trenta giorni dalla protocollazione di tale documento: la responsabilità del deposito del documento è dell'impresa esecutrice (art. 11 comma 1), dunque committente e direttore lavori non hanno responsabilità in eventuali disattenzioni di tali obblighi. L'art. 11 tuttavia è ambiguo: indica difatti che l'obbligo di deposito vige quando gli impianti sono realizzati in immobili dotati di certificato di agibilità, di fatto escludendo quindi quei fabbricati che ne sono privi (o perché realizzati e completati prima del 1934 o perché il certificato non è mai stato richiesto).

Gli impianti che sono soggetti all'obbligo di DiCo sono praticamente tutti, e sono esaustivamente elencati all'art. 1 comma 2 del DM 37/08. Di seguito riporto degli esempi di impianti che sono soggetti a DiCo nelle classiche ristrutturazioni di appartamenti o piccoli locali commerciali. Nell'elenco, è specificato in quali casi si ricade nell'obbligo di dover redigere un progetto da tecnico abilitato e depositato in comune prima dei lavori (ricordo che il progetto, per quanto possa essere semplificato, deve sempre essere redatto ed allegato alla DiCo ma non deve essere depositato prima dei lavori; se si ricade invece nei casi di cui al comma 2 dell'art. 5 il progetto deve necessariamente essere redatto da un tecnico abilitato e deve essere depositato in comune prima dell'inizio dei lavori, oltre poi ad essere allegato anche alla DiCo):
  • impianto elettrico - l'obbligo di progetto redatto da professionista scatta sempre al di sopra dei 6kW di potenza impiegata, oppure in abitazioni con più di 400mq (credo sia corretto considerare la SUL e non il calpestabile, sebbene non sia specificato) o locali commerciali con più di 200mq. Se non si rientra negli obblighi di progetto redatto da professionista, alla DiCo è sufficiente allegare: lo schema di impianto elettrico che può coincidere con il progetto; lo schema del quadro elettrico; la relazione sui materiali utilizzati; un breve testo descrittivo dell'impianto e delle norme di sicurezza applicabili.
  • impianto di trasmissione segnale tv: può essere inserito nella DiCo dell'elettrico. Può essere utile redigere uno schema di impianto a parte in caso di maggiore complessità.
  • impianto di riscaldamento a caldaia - l'obbligo di progetto redatto da professionista scatta qualora l'impianto venga realizzato in un edificio dotato di canna fumaria collettiva ramificata (in genere, i condomini in cui ci sono i riscaldamenti autonomi, dove le caldaie scaricano in canne fumarie collettive) indipendentemente dalla potenza installata. In questi casi l'obbligo di progetto redatto dal professionista sembra scattare anche in caso di semplice sostituzione del generatore di calore esistente. La DiCo è necessaria per qualunque opera che riguardi l'impianto, anche per sola sostituzione del generatore di calore ed anche in caso di assenza di canna fumaria ramificata (in quel caso come detto serve il progetto redatto dal professionista abilitato e depositato in comune). Il progetto in questo caso non è semplice, perché va redatto secondo i dettami della legge 10/91 e smi, ed in particolare in base ai dettami dell'ultimo decreto energetico. Purtroppo ciò significa che l'adempimento della redazione del progetto può avere un costo non irrilevante, poiché il tecnico che lo redige deve comunque rilevare e simulare il comportamento termico dell'intero immobile, anche in caso di lavori molto semplici; il progetto di questo tipo non è l'attestato di prestazione energetica. Leggi anche quanto scrivo nel prossimo punto.
  • impianto di climatizzazione a pompa di calore - l'obbligo di progetto redatto da professionsta qui scatta al di sopra di una potenza di 40.000 frigorie/ora (46,5 kW), che è una potenza ragguardevole che viene raggiunta solo da impianti di grandi dimensioni e molto difficilmente da impianti asserviti a singole unità residenziali o piccole unità commerciali. Anche in questo caso, come per i riscaldamenti a caldaia, il progetto non è affatto semplice, perché prevede la realizzazione di un vero e proprio progetto ai sensi della legge 10/91 e smi. Alcuni ritengono sufficiente realizzare uno schema impianto e una descrizione materiali simile a quella degli altri impianti: io non ho la certezza di come ci si debba comportare, dato che il Decreto dice esplicitamente che i progetti devono "essere redatti conformemente alle norme in vigore" senza specificare norme puntuali o altro.
  • impianto di distribuzione del gas - qui l'obbligo di progetto redatto da professionista scatta al di sopra dei 50kW di potenza termica dei terminali di utilizzo, intesa - secondo me - come somma delle potenze degli elementi che lo utilizzano. in un appartamento quindi andrebbero sommate le potenze della caldaia con quelle dei fuochi della cucina; generalmente non si superano i 50kW ma è bene far fare un calcolo nel caso in cui si abbia una caldaia particolarmente potente.
  • impianto di ventilazione od aerazione dei locali - qui non sono specificate casistiche in cui il progetto vada depositato. Si intende comunque soggetto a DiCo anche il semplice impianto di estrazione meccanica dei bagni ciechi, poiché non ci sono casi di esclusione.
  • impianti idrici di carico e scarico acqua - anche qui non ci sono casi in cui sia obbligatorio il deposito del progetto redatto da professionista abilitato, dunque esiste solo l'obbligo di DiCo. Il progetto da allegare alla DiCo può anche essere un semplice schema delle utenze e dei punti carico/scarico acqua.
Ovviamente la certificazione ed il progetto sono obbligatori anche per altri tipi di impianto, come quelli antincendio e degli ascensori: non li ho riportati nell'elenco di cui sopra perché il post, come quasi tutti quelli del mio blog, sono tarati per le ristrutturazioni dell'esistente. 

Ho riportato le indicazioni di cui sopra in uno schemino, ingrandibile cliccandoci:


In linea di massima mi sembrano corretti gli esempi DiCo riportati su questo sito.

Dunque riassumendo, la DiCo:
  • deve sempre contenere almeno i seguenti allegati: progetto dell'impianto che può coincidere con lo schema d'impianto nei casi non ricompresi nell'art. 5 comma 2. il progetto deve contenere anche delle indicazioni per la sicurezza nell'uso dell'impianto (questo aspetto è più importante in quegli impianti realizzati in luoghi particolari: nelle abitazioni residenziali può secondo me essere omessa o coincidere con un prestampato di regole generali del corretto uso); descrizione dei materiali utilizzati; schema dell'impianto, che nei casi non ricompresi nell'art. 5 comma 2 può coincidere con il progetto stesso; la copia della visura di camera di commercio dell'impresa installatrice.
  • deve sempre essere depositata presso l'ufficio preposto del Comune in cui ricade l'immobile oggetto di installazione (tranne i casi in cui non ci sia l'agibilità del fabbricato, ma questo aspetto è controverso secondo me), nonché ovviamente essere consegnata al committente ed al direttore dei lavori, laddove nominato, dopo il deposito. Al committente deve essere consegnata anche la ricevuta dell'avvenuto deposito.
N.B.: Il post è basato sullo studio della normativa e sull'esperienza personale dell'autore: si declina ogni responsabilità in caso le informazioni qui riportate non fossero veritiere o non più aggiornate.

16 commenti:

  1. Grazie MArco,
    per quanto riguarda la sostituzione del generatore rilevo quanto segue:
    a) nel caso di sostituzione della caldaia, se non cambia la fonte di energia (p.es. da gpl a metano o da metano a biomassa), non è prevista dal DM 26/06/2015 la relazione tecnica di cui all'allegato E del Dlgs 192/05 qualora il rendimento termico utile nominale non sia inferiore a quello tabellare (vedi punto 5.3.1 dell'Allegato 1 del DM26/06/2015);
    b) vige ancora l'art. l’art. 8 del Dlgs 192/05 che recita: "tali adempimenti, compresa la relazione, non sono dovuti in caso di ((installazione di pompa di calore avente potenza termica non superiore a 15 kW e di)) sostituzione del generatore di calore dell'impianto di climatizzazione avente potenza inferiore alla soglia prevista dall'articolo 5, comma 2, lettera g), del regolamento di cui al decreto del Ministro dello sviluppo economico 22 gennaio 2008, n. 37, che recita: “impianti di cui all'articolo 1, comma 2, lettera e), relativi alla distribuzione e l'utilizzazione di gas combustibili con portata termica superiore a 50 kw o dotati di canne fumarie collettive ramificate, o impianti relativi a gas medicali per uso ospedaliero e simili, compreso lo stoccaggio”;
    c) il Modulo del Dipartimento SIMU riporta ancora la necessità di deposito della relazione L.10/91 in caso di sostituzione del generatore.

    Per me, vale il DM 26/06/2015, sempre che l'abbia interpretato nel modo giusto: che ne pensi????

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    1. Secondo me, se parliamo esclusivamente di certificazione, questa è sempre dovuta, anche per sostituzione del generatore. Altro discorso sono i casi in cui non è obbligatoria la relazione di cui all'allegato E, la quale comunque va depositata al SIMU solo laddove è richiesto dal DM 37/08 (questo comporta che ci sono diversi casi in cui è obbligatorio redigere la relazione ma non è obbligatorio depositarla). Comunque si, in effetti, nei casi da te citati la relazione non è obbligatoria (ma la certificazione del lavoro svolto, secondo me, invece si).

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    2. La 37/08 (e relativo progetto idronico se richiesto), va fatta sempre per gli impianti termici, anche in caso di mera sostituzione. Attenzione a non confondere impianto termico (DM 37/08) e ex legge 10

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  2. Buongiorno Architetto. Per la sostituzione di un gruppo frigo da 60kw con un sistema a pompa di calore all'incirca della stessa potenza è necessario il progetto redatto da un tecnico abilitato o bastano soltanto la certificazione di corretta installazione e la DiCo con i vari allegati rilasciati dall'impresa installatrice? Secondo l'impresa il progetto non è necessario in quanto lo schema dell'impianto resta invariato, cambia soltanto il generatore. Ho alcuni dubbi su questo, che ne pensa lei?

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    1. si può seguire il concetto di sostituzione di generatore di calore, secondo me, e quindi seguire le regole relative. il progetto dunque potrebbe non essere necessario, a meno che nella norma non siano inserite delle soglie di potenza al di sopra delle quali serva comunque.

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  3. Buongiorno Architetto
    Mi accingo ad eseguire la ristrutturazione di un appartamento posto in un condominio dove (strano ma vero) manca la messa a terra condominiale. Non ho ancora capito se il condominio ha dipendenti o meno (in quel caso scatta l'obbligo di messa a terra degli impianti).
    L'impianto esistente risulta attualmente ADEGUATO alla 37/08 perché dotato di differenziale 30mA. Tuttavia dobbiamo rifarlo completamente (cambia la distribuzione degli spazi interni) e quindi il nuovo impianto deve essere realizzato secondo regola d'arte e quindi secondo le recenti norme UNI e CEI (che se non sbaglio prevedono obbligatoriamente messa a terra).
    Secondo Lei come mi devo comportare? L'impresa non potrà rilasciare D.I.C.O. (la conformità si intende riferita alle norme attuali) e non potrà neanche dichiarare l'impianto adeguato.
    Grazie

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    1. la messa a terra è un requisito essenziale dell'impianto secondo le nuove direttive CEI, e, da quanto io so (ma potrei sbagliarmi) il condominio è obbligato ad avere l'impianto di messa a terra. Se non c'è, in questo caso, va fatto.

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  4. Buongiorno Architetto.
    Vorrei capire meglio il ragionamento da lei fatto, riguardo le certificazioni di conformità per impianti gas/elettrico su ristrutturazioni appartamento.
    Quello che vorrei capire bene da lei è, se la certificazione deve essere sempre consegnata al proprietario sia per impianti gas (cucina) riscaldamento e elettrico.
    Le chiedo questo, perché leggendo i suoi interventi ho fatto un pò di confusione tra presentazione progetto e certificazioni di conformità (dico).
    Grazie

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    1. la di.co è una cosa, il progetto un'altra. se l'impianto non supera certi parametri, il progetto può essere semplificato e può essere redatto dallo stesso tecnico che esegue l'impianto, e va allegato alla di.co. Se invece l'impianto supera certi parametri, il progetto va obbligatoriamente redatto da un tecnico esterno alla ditta, va depositato in comune, e va sempre allegato alla di.co.

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  5. n°65 famiglie a Ravenna in emergenza. La centrale termica di terzi ha chiuso. Siamo rimasti senza il servizio. Per l'acs siamo dotati di boylers propri e di un sistema di distribuzione calore di proprietà. Nel 2003, circa 400 famiglie via L.10/91 si resero autonomi via caldaia a condensazione(risparmio accertato da Tribunale pari al 53%). Per noi ora ci sono problemi seri (siamo sparsi su 18 palazzine). Il dpr3 marzo2011 n°28 e dpr26.06.15,ci consente di realizzare il Risc. Autonomo senza obbligo di Fer (introduciamo la caldaia a cond.e togliamo il boyler). Il centralizzato per fabbricato è improponibile, poiché la prevalenza dei condomini(400 su 465 sono già autonomi).Il Comune di Ravenna, ci vuole obbligare per ottemperare alla L.reg.967 del 20.07.15 ad introdurre anche un bollitore con pompa di calore per produrre un minimo (18% di acqua sanitaria con FER. Domanda: ma non prevale in questo caso le due leggi nazionali? (solo per nuovi fabbricati e rilevanti ristrutturazioni prevede le fonti Rinn.).

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    1. la legge regionale seppur di poco è posteriore alla pubblicazione del decreto interministeriale, dunque secondo me può essere legittima in quanto le regioni hanno facoltà di estendere gli obblighi normativi.

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  6. Buongiorno Marco,
    forse riesci a dipanare questo mio dubbio..
    per impianti di sola produzione di acs per appartamenti, quindi caldaie da 14 o 17 kW, il libretto di caldaia non serve giusto?

    Sul sito del CTI dice: "Le singole unità immobiliari ad uso abitativo o assimilate, riscaldate e/o raffrescate da impianti centralizzati, in cui siano presenti solo apparecchi per la produzione di acqua calda sanitaria (scaldacqua, scaldabagni, boiler) ed eventuali pannelli solari termici ad essi collegati."

    grazie
    Enrico

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    1. non ho riferimenti precisi di questa cosa comunque io mi oriento nel non chiedere il libretto di caldaia se c'è sola acs.

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  7. Buongiorno Architetto, devo redigere le pratiche per l'agibilità di un appartamento sito in un immobile privo del certificato, l'edificio risale ai primi anni '80. per quanto riguarda le certificazioni degli impianti devo far redigere le DI.RI ma mi hanno detto al Dip. IX che valgono solo per impianti realizzati tra il 1990 e il 2008. Come faccio a far redigere una DI.RI per impianti realizzati nel 1980 e mai modificati?
    grazie

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  8. Salve Architetto,è possibile far fare lavori su impianto idrico ed elettrico da una ditta non abilitata e poi far certificare gli impianti.da una mia esperienza e dall'interpretazione della legge no.

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Grazie per il commento. verifica di essere "nell'argomento" giusto: ho scritto diversi post su vari argomenti, prima di commentare controlla che il quesito non sia più idoneo ad altri post; puoi verificare i miei post cliccando in alto nel link "indice dei post". I commenti inseriti nella pagina "chi sono - contatti" non riesco più a leggerli, quindi dovrete scrivere altrove: cercate il post con l'argomento più simile. In genere cerco di rispondere a tutti nel modo più esaustivo possibile, tuttavia potrei non rispondere, o farlo sbrigativamente, se l'argomento è stato già trattato in altri commenti o nel post stesso. Sono gradite critiche e più di ogni altro i confronti e le correzioni di eventuali errori a concetti o procedure indicate nel post. Se hai un quesito delicato o se non riesci a pubblicare, puoi scrivermi in privato agli indirizzi che trovi nella pagina "chi sono - contatti". Sul blog non posso (e non mi sembra giusto) pubblicare le mie tariffe professionali: scrivimi un email per un preventivo senza impegno. Grazie.