sabato 25 marzo 2017

DPR 31/17 ed esenzione dall'autorizzazione paesaggistica.

dopo mesi di gestazione, è finalmente stato pubblicato in gazzetta ufficiale (la n"68 del 22/03/2017) il DPR 31/17 ovvero il decreto di migliore definizione, nonché esclusione in alcuni casi, dell'autorizzazione paesaggistica. Il decreto più che altro cerca di apportare una novità importante, cioè la definizione definitiva di quegli interventi che non richiedono nessuna autorizzazione, cosa prima quasi del tutto non prevista. Analizziamone gli aspetti principali.


Il decreto entrerà in vigore il 06 aprile 2017 quindi fino a quella data non lo vedrete accessibile su normattiva ma solo sul sito della gazzetta ufficiale.
L'articolo 2 del decreto è netto e imperativo: tutte le opere indicate all'allegato A sono da considerarsi escluse da qualunque autorizzazione paesaggistica, anche se poi in molte definizioni si legge che l'esclusione vale solo se il vincolo non ricade tra quelli di cui all'art. 136 comma 1 lettere a), b) e c) (ma per quest'ultima con ulteriori specifiche): molte di queste definizioni si ritrovano elencate all'allegato B (e quindi sono soggette a semplificata e comunque non ad ordinaria) ma va considerato che l'art. 4 introduce un secondo livello di semplificazione "potenziale" per cui in alcuni casi, di cui parlerò in calce al post, anche alcune opere dell'allegato B possono essere comunque libere da qualunque autorizzazione.

tra le opere dunque escluse completamente dall'autorizzazione paesaggistica ne troviamo alcune invero interessanti. Elenco quelle che mi risultano più utili nella vita pratica professionale:
A1. opere interne e cambi di destinazione d'uso. già c'erano state diverse sentenze ed interpretazioni in questa direzione, ora che viene stabilito anche a livello legislativo è un bene.
A2. elenca una serie di interventi esterni che possono capitare molto spesso come rifacimento intonaci e coloriture o anche integrazione o sostituzione di vetrine di locali commerciali o anche di infissi (questa è molto importante, perché prima anche solo la sostituzione infissi in area vincolata era soggetta ad autorizzazione) purché nel rispetto delle caratteristiche morfo-tipologiche esistenti e dei materiali. Il punto A2 è diviso in due periodi: occhio perché le opere elencate al secondo periodo sono normate anche all'art. 4 di cui parlerò in calce. le opere del secondo periodo sono infatti leggermente più invasive, prevedendo anche la "realizzazione o modifica di aperture esterne o di finestra tetto" ma l'esenzione in questo caso vale solo se gli interventi sono eseguiti su aree soggette a vincoli diversi da quelli imposti dall'art. 136 del Codice dei beni culturali comma 1 lettere a), b) e c) (quest'ultima con alcune limitazioni); per esempio quindi le disposizioni del secondo periodo non valgono nei centri storici. tuttavia, l'art. 4 consente in alcuni casi di considerarle comunque libere. Facciamo un esempio, abbastanza comune soprattutto per quanto riguarda le sanatorie: lo spostamento di una finestra. In base alle disposizioni urbanistiche, è un opera che ricade nella definizione di ristrutturazione edilizia e quindi soggetta a DIA (che tra poco scomparirà venendo inglobata nella SCIA); ora in base alle nuove disposizioni di questo decreto, se ci troviamo in un vincolo normato dall'art. 136 comma 1 lettera d) o lettera c)  - per la lettera c) al di fuori dei centri storici o in uno degli altri casi indicati - allora l'intervento non richiede più autorizzazione paesaggistica, nemmeno in sanatoria (vedi art. 17 di questo decreto).
A5. sono elencate le opere di installazione di impianti tecnologici purché non su facciate visibili dal suolo pubblico o comunque all'interno di chiostrine o pozzi di luce: questa è una innovazione importante perché prima non vi era ufficialmente distinzione tra facciate interne ed esterne e di fatto l'autorizzazione era a discrezione del dirigente di turno. Purtroppo comunque la definizione non è del tutto chiara quindi prevedo numerosi ricorsi sull'interpretazione di questo passaggio. Sono escluse dall'applicazione dell'intero punto le aree sempre all'art. 167 comma 1 lett a, b, c: dunque anche qui nei centri storici continuano ad essere necessarie le autorizzazioni per installazioni impiantistiche anche in facciate non visibili all'esterno, ma anche per questo articolo può valere l'ulteriore estensione dell'art. 4.
A12. sistemazioni esterne generiche di giardini ma anche demolizione, senza ricostruzione, di volumi tecnici esterni di piccole dimensioni o serre per uso domestico (saranno ricomprese anche le serre solari? forse si). il punto non si applica per vincoli di cui all'art. 167 c. 1 lett. b) (ville storiche, giardini e parchi tutelati al capo II).
A17. questo punto potrebbe far sobbalzare sulla sedia: senza nessuna restrizione, quindi applicabile ad ogni ordine di vincolo, sono realizzabili in attività economiche senza autorizzazione l'installazione di strutture leggere, non ancorate al suolo, quali gazebo, pergotende, elementi ombreggianti, pedane, senza vincolo temporale.
A22. installazione di tende parasole su superfici private: anche questa è una novità importante, soprattutto perché non ci sono limitazioni nella tipologia di vincolo e quindi è applicabile per esempio anche nei centri storici.
Quando parlo di esenzione o inclusione nei centri storici, bisogna sempre fare un discorso a parte per Roma, perché questa ha sì un vincolo di tipo "paesaggistico" sul centro storico, ma è anche un vincolo imposto da una convenzione speciale in quanto sito UNESCO. Ritengo che queste indicazioni, anche laddove liberamente applicabili nei centri storici, non valgano per Roma la quale attende da decenni una regolamentazione specifica per il vincolo "speciale".

Per quanto riguarda l'allegato B, rimando i commenti ad un eventuale successivo post, comunque vi troverete per esempio normate le cose escluse dall'allegato A. In particolare, all'allegato B compaiono per esempio gli interventi che, in base al punto 2 dell'allegato A, sono esclusi dall'essere "liberi" perché inseriti nei beni di cui all'art. 136 comma 1 lett a, b, o c.

interessante la disposizione al secondo comma dell'art. 17, secondo cui se un intervento è escluso dalle autorizzazioni edilizie ed è anche escluso dall'autorizzazione paesaggistica in virtù dell'art. 2, allora anche se realizzato abusivamente anteriormente all'entrata in vigore del decreto, non può essere demolito forzatamente. Attenzione però perché per come è scritto questo articolo, non si sta contestualmente dicendo che le opere realizzate prima dell'entrata in vigore del decreto siano automaticamente sanate se rientranti nell'applicabilità dell'art. 2: per essere certi di questa visione - auspicabile - si dovrà attendere una conferma da parte del Ministero. Alla Regione Lazio attualmente per opere che rientrano nell'art. 2 ancora richiedono il deposito della domanda in art. 167.

tornando sull'art. 4 di cui accennavo prima, di fatto viene introdotto un secondo livello di semplificazione specifico per quegli interventi che, nell'allegato A, vengono indicati come esclusi in quei vincoli di cui all'art. 136 comma 1 lett a, b, c. In alcuni di quei casi - non tutti - l'art. 4 consente che gli interventi indicati siano comunque liberi, purché vi sia una diretta indicazione della regione che stabilisca modalità e dettagli delle opere "libere". Questo è il senso della frase della lettera a) del comma 1 di questo articolo che può apparire contorta laddove parla di "combinato disposto delle tabelle A e B": in pratica si indica che appunto se la regione pubblica degli elenchi di opere, chiaramente individuate, che possono essere escluse dall'autorizzazione paesaggistica, la deroga praticamente "sposta" nel campo di validità dell'art. 2 anche alcune delle opere che si trovano invece di norma nell'allegato B e quindi sottoposti a semplificata.

Questa esenzione avrà valore solo dal momento in cui risulterà pubblicato l'elenco sui canali ufficiali della regione, e sicuramente ci vorrà un po'di tempo.

Chi opera nel Lazio sa che esiste un Piano Territoriale Paesistico Regionale (peraltro solo approvato e non ancora adottato) che individua tutti i beni paesaggistici, e che rappresenta diciamo il punto privilegiato di accesso e verifica dei regimi vincolistici. Nella visura di PTPR potreste non capire subito se il vincolo che vi interessa ricade o meno nella fattispecie di quelli di cui all'art. 136 comma 1 lett a, b, c o d o sotto altro articolo, ma per fortuna ci vengono in aiuto gli allegati al PTPR: l'allegato A per esempio elenca, provincia per provincia (l'allegato A4 è per la provincia di Roma) e uno per uno i vincoli che ricadono nelle lettere c e d, così da poter capire se è applicabile il dettame di cui all'art. 4. Comunque anche facendo la visura diretta sul PTPR, laddove il codice del vincolo inizia con le lettere "cd", significa che ci si riferisce appunto ad uno dei beni inseriti in lettera c o d.

10 commenti:

  1. Buongiorno Marco,
    non faccio in tempo a leggere di queste novità che già compare il tuo post!! Grande!!
    Ottima cosa questo aggiornamento, potrebbe sveltire i tempi.
    Volevo chiederti un consiglio: dovrei iniziare un lavoro, siamo in città consolidata, in presenza di un vincolo paesaggistico; viste le novità, potrei a questo punto pensare di mettere fuori, nel giardinetto al piano terra del proprietario, nascosta e coperta alla vista, la lavatrice?
    Grazie

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    1. la lavatrice di per sé è un elettrodomestico e non crea problemi; se devi invece realizzare un casotto, devi valutare in quale categoria può rientrare

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    2. Si pensava al classico mobiletto basso in alluminio.... removibile e sostituibile.

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  2. Buonasera e complimenti come sempre per la tempestività e competenza dei suoi commenti. Circa un paio d'anni fa le avevo fatto presente la mia situazione, ovvero il municipio di ostia mi aveva fatto una determina di demolizione per delle tende da sole (struttura in alluminio ancorata ai muretti e telo retrattile), poichè prive di paesaggistico (sono sul lungomare) e comunque considerate come cubatura. Ora, con questa nuova legge mi sembra di capire che il paesaggistico non serve più per le tende, mentre da un punto di vista edilizio sono "edilizia libera", quindi potrei istallarle comunicandolo semplicemente (magari potrei allegare il decreto e la circolare esplicativa del comune di roma in cui si spiega che le tende sono edilizia libera). Che consiglio mi da? Grazie come sempre per la sua disponibilità.

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    1. in effetti il panorama normativo nel suo caso è cambiato favorevolmente: verifichi che il vincolo sia uno di quelli di tipo "c" o "d".

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  3. buongiorno e grazie sempre della sua disponibilità.
    mi trovo con un immobile vincolato dall'art. 136 lettera a) e b) , detto immobile rietra nel PTP ambito 15/12 "valle della caffarella" e quindi con norme specifiche su quello che si può e non si può fare . in questo caso, secondo lei, è appicabile l'art. 4 ???

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    1. no, almeno finché la Regione Lazio non pubblichi l'elenco delle opere puntualmente escluse. Fino a tale momento, l'art. 4 non si può applicare sui vincoli a e b: su questo aspetto la legge mi sembra più che chiara. vale comunque l'art. 2 e quindi sono libere le opere di cui al punto A2 primo periodo.

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  4. Secondo voi è possibile non chiedere l'autorizzazione paesaggistica per l'installazione di pannelli fotovoltaici su tetto a falda (punto A6) a servizio di un immobile in area sottoposta a vincolo paesaggistico?

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  5. Buonasera,
    quindi sarebbe possibile mettere una pergotenda su un terrazzo di un'abitazione privata senza chiedere la paesaggistica??
    grazie

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