sabato 28 novembre 2020

raccolta di sentenze significative per Roma

In questo post raccolgo, nel corso del tempo, le sentenze della Giustizia Amministrativa che hanno come parte ricorrente o parte resistente Roma Capitale, o che comunque per qualche motivo sono rilevanti per la capitale. Questo post non ha uno scopo principale se non quello di essere una sorta di raccolta di appunti o un riferimento rapido per ritrovare qualche argomento da approfondire.
Immagine da Pixabay


chiunque si senta libero di segnalarmi sentenze qui assenti che meritano di essere aggiunte


Consiglio di Stato sez. VI n°1619/2016 - sentenza che ha riguardato le chiusure verticali in plastica di una pergotenda, e differenze rispetto alle chiusure verticali in vetro dello stesso elemento. Non mi dilungo qui perché questa sentenza ha un suo post apposito di commento a cui vi rimando.

TAR Lazio sez. 2 bis n°6488/2019 - su immobili di proprietà comunale, dati in gestione, viene rilevata dall'Amministrazione l'esecuzione di lavori non autorizzati, tra gli altri, di ristrutturazione edilizia e cambio d'uso (da locale caldaia a cucina). Era stata depositata una SCIA nel 2012, ma l'azione dell'amministrazione si svolge nel 2017. Gli autori dei presunti abusi evocano la violazione della L 241/90 art. 21 nonies in cui l'azione amministrativa non può più perpetrarsi trascorsi 18 mesi dalla presentazione del titolo, più altre eccezioni. Il tribunale indica che è vero che l'azione è effettuata dopo i termini di legge, ma specifica pure che l'ambito di intervento è oggetto di vincolo delle belle arti (entro la fascia di rispetto delle mura Aureliane, vincolo "anomalo" che ricade entro i primi 50 metri ma è valido solo sulle proprietà pubbliche e non anche su quelle private: in questo caso, la proprietà è pubblica ma non si scende, nella sentenza, in questo specifico dettaglio). Ignorando altri temi che pure potevano essere interessanti (la SCIA del 2012 non era accompagnata dal parere consultivo della Sovrintendenza Capitolina, laddove l'immobile ricade anche in carta per la qualità G1a: sarebbe stata interessante una pronuncia sull'eventuale efficacia o inefficacia del titolo anche in assenza di questo parere, ma il Tribunale si ferma al concetto della zona vincolata e ritiene il tema, giustamente, assorbente di tutti gli altri). Il tribunale respinge il ricorso indicando che essendo l'intervento privo del nulla osta degli enti preposti alla tutela dei vincoli, la SCIA era comunque non rispettosa dei presupposti di cui al comma 1 art. 19 L. 241/90 e quindi inefficace ab origine (nullità di fatto ai sensi dell'art. 21 septies L241/90).

TAR Lazio sez. 2 bis n°6481/2019 - il comune di Roma dichiara l'inefficacia di una SCIA del 2018 che fu presentata in variante "semplice" ad una DIA del 2013 depositata ai sensi della LR 21/09 c.d. Piano Casa. Il titolare dell'istanza ricorre al TAR contro l'annullamento. Il tribunale da ragione al ricorrente che lamenta il fatto che il comune ha dichiarato illegittime tutte le opere realizzate (sia con DIA 2013 che con SCIA 2018) ma inibendo solo l'ultimo titolo: il tribunale ritiene illogica questa condotta e quindi censura l'operato comunale. Non si scende molto nel dettaglio della legittimità della SCIA utilizzata come variante ad una DIA.

TAR Lazio sez. 2 bis n°11025/2020 - nel 2007 viene contestato ad un cittadino romano di aver installato un pannello solare, con relativo boiler, in assenza della prescritta DIA, ed irrogava la sanzione di 516 euro (in subordine, dopo aver inizialmente ordinato la demolizione): il cittadino ricorre al TAR deducendo diversi vizi tra cui quello principale che insiste nel fatto che si tratta di edilizia libera, da intendersi come manutenzione straordinaria dell'impianto esistente, come peraltro già disposto dalla L. 10/1991. il TAR da ragione al cittadino ed indica, citando i passaggi normativi, che una opera come quella realizzata deve ricondursi all'attività edilizia libera (oggi normata dall'art. 6 comma 1 lettera e-quater DPR 380/01).

Nota a margine: allo stato attuale della norma, un pannello solare con o senza accumulatore posto sul tetto di un fabbricato è da ricomprendersi di per sé attività edilizia libera; tuttavia, dal 2016 i regolamenti sismici regionali indicano che l'installazione di un pannello sul tetto di un fabbricato che abbia un peso superiore a 0,20 kN/mq non è esente da autorizzazione sismica e, per conseguenza, ogni intervento che richiede una autorizzazione sismica deve andare necessariamente in SCIA. Dunque allo stato attuale della norma, appare che solo pannelli singoli privi di boiler direttamente connesso (che sono i sistemi più economici in quanto funzionano per circolazione naturale) possono rientrare nello scarso peso limite indicato dalla norma, in quanto un boiler standard da 150kg facilmente arriva a pesare 200kg: nel caso trattato dalla sentenza, comunque, si tratta di un intervento eseguito prima dell'introduzione di questa norma indirettamente più restrittiva.

TAR Lazio sez. II bis n°11739/2020 uno dei Municipi di Roma Capitale dispone la demolizione di delle tettoie installate in una attività commerciale di autodemolizione e officina, in quanto prive di titolo anche se di (presumibile) remota installazione. La difesa del cittadino cerca di dimostrare che le tettoie sono in verità degli elementi pertinenziali o che sono ricomprendibili nell'attività edilizia libera ma, invece, il TAR da ragione al Comune in quanto le tettoie che sono finalizzate ad un preciso scopo commerciale (svolgerci al di sotto una attività, ed una fungeva anche da tetto per dei piccoli uffici) non possono essere definite pertinenziali perché hanno una loro funzione e destinazione autonoma e, quindi, si configurano come nuova costruzione: da qui, la conferma della validità dell'ordine di demolizione.

TAR Lazio sez. II quater n°5757/2020: è illogico che il PTPR Lazio non fornisca una forma di tutela al centro storico patrimonio UNESCO: la sentenza è approfondita in un post dedicato.

TAR Lazio sez. II bis n°12151/2020 viene contestato ad un cittadino che l'installazione, nel giardino di uso esclusivo di una unità immobiliare ad uso abitativo (e viene sottolineato che è un immobile in cui non si svolge alcuna attività diversa da quella della mera abitazione), di diversi elementi "di arredo" - specificamente almeno un gazebo di metri 4x4 ed una pergotenda di metri 1x5 - nel loro complesso sono ascrivibili ad interventi di ristrutturazione edilizia e quindi viene emessa una ordinanza di demolizione. il cittadino resiste ed il TAR gli da ragione: anzitutto, perché gli elementi, anche se nel loro complesso sviluppano una superficie coperta importante, sono tutti elementi singoli, non legati fra loro, e non posti l'uno vicino all'altro, e, dunque, è illegittimo valutare l'impatto urbanistico considerandoli come una unica opera; secondo, perché è ormai pacifico che una pergotenda, soprattutto se di ridotte dimensioni e composta principalmente dalla tenda (cui la struttura è necessaria per il suo funzionamento), è considerata una pertinenza e non sviluppando carico urbanistico è considerabile attività edilizia libera. vengono evocate nel merito due sentenze del Consiglio di Stato: la n°1783/2020, riguardo alla definizione di pergotenda, e n°5130/2019 circa la definizione più recente di pertinenza.

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