giovedì 16 novembre 2017

vincolo archeologico anche paesaggistico?

Oggi un breve post, quasi un appunto di viaggio, prendendo spunto dal parere della Regione Lazio - dipartimento Urbanistica - numero 0522166 del 17/10/2017, che chiarisce - non ve ne era gran ché bisogno ma repetita iuvant - che i vincoli di tipo archeologico individuati nel PTPR sono ANCHE vincoli paesaggistici a tutti gli effetti.


La domanda potrebbe sorgere spontanea: se ho un vincolo per un'area archeologica, a chi devo chiedere il parere? solo alla soprintendenza Archeologica (che adesso si è fusa con quella Architettonica per cui di fatto non c'è più differenza formale, anche se gli uffici e le procedure per ora rimangono distinte) o anche alla Regione (o Comune, se subdelegato) per il paesaggio? la risposta è già contenuta nelle norme tecniche di attuazione del PTPR le quali, all'art. 41, definiscono chiaramente che un vincolo archeologico è anche paesaggistico e come tale va considerato da un punto di vista procedurale.

estratto casuale di tavola B del PTPR Lazio: i perimetri viola sono
vincoli archeologici, i quali a volte sono del tutto "impercettibili"
perché siti in luoghi in cui non ci si aspetterebbe il vincolo
I vincoli archeologici, così come quelli paesaggistici, sono individuati nelle tavole del PTPR Lazio (altre regioni hanno i loro strumenti). Il PTPR vuole essere la sintesi dei vari PTP fatti negli anni precedenti anche per superare la frammentazione dei documenti: tuttavia, il PTPR attualmente è solo approvato e non ancora adottato (aspetta l'adozione da troppi anni), e solo quando sarà adottato per legge annullerà tutti i PTP previgenti. La Regione si era già espressa con altro parere circa il fatto che se c'è discordanza tra PTP e PTPR, prevale il PTPR anche se non adottato. Qualche approfondimento se siete digiuni lo trovate in quest'altro post generico sui vincoli a Roma o in generale dare un occhiata agli altri post di questo blog con tag #vincolo.

Tornando al caso applicativo in oggetto, quando si agisce al di fuori del suolo, ci si pone giustamente una seconda domanda: dato che l'archeologica è competente per quello che sta sotto al suolo (vi ricordo che per scavi di qualunque tipo su qualunque terreno nell'ambito del comune di Roma bisogna sempre dare comunicazione alla soprintendenza, e così anche per qualunque tipo di intervento da realizzare in spazi interrati anche se già esistenti), se opero solo su costruzioni non direttamente vincolate (perché non appartenenti al manufatto archeologico ma solo ricadenti nel perimetro dell'area individuata o nella relativa fascia di rispetto e costruiti successivamente), devo chiedere comunque il parere alla soprintendenza? la risposta è: dipende dal tipo di intervento.

Secondo sempre l'art. 41 del PTPR, il parere paesaggistico va integrato da quello archeologico in alcuni casi specifici, richiamati e sintetizzati anche nel parere citato. questi casi sono i seguenti:
  • ovviamente, nuove costruzioni ed interventi pertinenziali con superficie superiore al 20% del manufatto cui sono annessi;
  • ampliamenti, di qualunque dimensione, al di fuori delle sagome esistenti;
  • interventi pertinenziali con superficie inferiore al 20% del manufatto cui sono annessi (dal che, sommandolo al primo punto, si capisce che gli interventi pertinenziali sono sempre soggetti anche a nulla osta archeologico, indipendentemente dalla dimensione. Lo si poteva scrivere in modo diverso, ma il combinato disposto di questi due punti dice di fatto questo);
  • demolizione e ricostruzione con stessa sagoma.
Dunque gli interventi non elencati, e non inerenti il sottosuolo, possono essere eseguiti seguendo la sola procedura paesaggistica, che può essere semplificata se si rientra nelle definizioni relative, o anche non dovuta del tutto se rientrante nell'allegato A del DPR 31/17.

I vincoli archeologici possono apparire ovunque, anche in periferia (vedi immagine nel post), anche in luoghi sperduti, perché ricadono anche su aree in cui c'è la presunzione che vi possano essere dei resti archeologici e quindi anche in zone in cui non si ha la percezione che potrebbero esserci strumenti di tutela specifici: verificate sempre sul PTPR prima di fare qualunque tipo di intervento.



7 commenti:

  1. Gent.mo Architetto Campagna buongiorno,
    come in mio precedente commento per situazione a me capitata nel Parco dell'Appia Antica, istituito come Parco Archeologico, non sembrerebbe che sia recepito il DPR 31/2017. Sono perfettamente d'accordo per l'archeologico, rientrante come vincolo paesistico ai sensi dell'art. 142, ma nella risposta del Parco archeologico si richiede nulla osta archeologico evidenziando nella loro lettera per l'ottenimento dell'autorizzazione la seguente dicitura "... lavori che interferiscano con il sedime archeologico". Ben conoscendo i lavori da effettuare (rifacimento di intonaco di prospetto interno e posa in opera di compluvio e discendenti rubati da terze persone", a mio avviso, tale interferenza è solo inerente alla tutela paesistica (facendo interventi esclusivamente sopra suolo) e quindi ritornerebbe valido quanto riportato nella attività libera per le opere di cui al punto A2. A supporto di quanto detto dovrebbe essere non solo la nomenclatura art. 1 del DPR 31/17 (ove ai sensi dell'art. 142 l'archeologico rientra nel paesaggistico) ma le indicazioni della circolare riguardo le opere A.15 nelle aree di interesse archeologico, pagg. 28-29, solo per non imporre la compatibilità paesaggistica idonea solo per una "tutela che sia rivolta a ipotetici giacimenti archeologici". Semmai essendo la palazzina priva di vincoli puntuali potevano giustificare la richiesta di tale autorizzazione solo con il fatto che tale fabbricato risale alla fine degli Anni Trenta.

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    1. non so perché insistano con l'archeologico nel suo caso, non so che dire.

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  2. Buona sera Architetto, ho un dubbio per quanto riguarda la richiesta di parere paesaggistico, devo ristrutturare un immobile (rifacimento struttura portante tetto) che ricade nella fascia di rispetto corsi d'acqua pubblica C058. va richiesto anche in questo caso il parere paesaggistico? oltre al paesaggistico va richiesto anche altro in merito al vincolo in oggetto?

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    1. i corsi d'acqua per legge hanno una fascia di rispetto che impone un vincolo paesaggistico. nel lazio il vincolo non si applica solo se si interviene su tessuti urbanizzati.

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  3. Buona sera Architetto volevo un suo parere se la mia interpretazione della legge è corretta. Ho un immobile che ricade nella fascia di rispetto del vincolo ml_1197 tav B del PTPR aree di interesse archeologico già individuate-beni lineari con fascia di rispetto. Ai sensi dell'art. 142 comma 2 lett.(a del D.lgs n°42/2004, nonché dell'art. 4 comma 1 bis della L.R. n°24/1998, e considerando che l'area in esame, alla data del 06/09/1985 era delimitata nel P.R.G. come zona B, non risulta essere sottoposta a vincolo e quindi non va richiesta nessuna autorizzazione archeologica e paesaggistica. è corretto?
    Grazie in anticipo.

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    1. se è anche tessuto urbanizzato nel ptpr tendenzialmente potrebbe invocarsi in effetti l'art. 142 comma 2, a patto che non sia un vincolo istituito ai sensi dell'art. 136.

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    2. le confermo che è tessuto urbanizzato nel ptpr tav. A e B e che l'unico vincolo graficizzato sulla tav. B e quello citato in precedenza ml058_1197, non sono presenti sulla tav. B, altri vincoli citati nell'art.136 come per esempio(ab058 cd058 cdm058), si riferiva a quelli?
      Grazie ancora.

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