venerdì 30 giugno 2017

ristrutturazioni e adempimenti energetici

In questo post parlerò di un tema importante ma, quantomeno a Roma, un po' trascurato forse perché poco conosciuto: l'applicazione alle ristrutturazioni degli obblighi derivanti dalla normativa sul contenimento energetico. Questi obblighi, con relativi adempimenti, come si vedrà, scattano anche in condizioni del tutto banali in cui si potrebbe essere portati a pensare che si tratti di ambiti del tutto "liberi", come per esempio il rifacimento dell'impianto termico autonomo della propria abitazione o la sostituzione di una finestra.

Parliamo di quegli interventi che, anche nelle ristrutturazioni, possono necessitare degli adempimenti amministrativi in virtù del d.lgs. 192/05 e del decreto requisiti minimi. Gli adempimenti sono sostanzialmente i seguenti:
  1. redazione della relazione di cui all'art. 8 del d.lgs. 192/05 e trasmissione al comune (per Roma, è il dipartimento SIMU, che le riceve via PEC fino a 30mb)
  2. a fine lavori, trasmissione di uno specifico certificato di corretta esecuzione (art. 8 c. 2 d.lgs. 192/05) da trasmettere al comune (per Roma è sempre il SIMU)
  3. sempre a fine lavori, produzione dell'Attestato di Qualificazione Energetica (AQE - da non confondere con l'attestato di prestazione energetica, leggi sotto, anche se è qualcosa di molto simile) da trasmettere al comune (per Roma, va allegato al fine lavori da trasmettere al municipio/dipartimento PAU)
  4. redazione dell'attestato di prestazione energetica (APE), redatto da tecnico esterno (ma in casi meno complessi la legge non impedisce che possa essere lo stesso progettista), che si deve basare sulla documentazione prodotta ai punti precedenti e che va inviato alla Regione (ogni regione ha le sue modalità di acquisizione, per il Lazio vanno inviati via PEC)
Va detto subito che i punti 2 e 3 sono a carico del Direttore Lavori: ma se questo non è nominato, perché le opere non ne prevedono la figura (p.e. nelle manutenzioni ordinarie quali possono essere la sostituzione del generatore di calore, il rifacimento dell'impianto termico, la realizzazione di coibentazioni interne, etc), la legge non specifica se sia obbligatorio o meno il relativo adempimento. Assolvere ai punti 1 e 4 è responsabilità del committente. Per una migliore lettura e interpretazione del decreto requisiti minimi il ministero dello sviluppo economico ha pubblicato per ora due elenchi di FAQ che risultano molto importanti per capire alcuni aspetti poco chiari della norma.

Rimandando gli approfondimenti ai link che vi ho messo sopra, andrei subito al punto: ecco una casistica senza pretesa di esaustività del quando è necessario preoccuparsi degli adempimenti di cui sopra, limitatamente all'ambito delle ristrutturazioni dell'esistente:
  1. installazione o modifica delle componenti di sistemi di riscaldamento, come per esempio intera sostituzione di un impianto di riscaldamento a caldaia anche domestico e unifamiliare, oppure nuovo impianto elettrico (pompa di calore) in sostituzione di quello a gas, con le seguenti eccezioni che derogano all'obbligo di redazione della relazione (ma non del rispetto dei requisiti):
    1. se si installa un sistema elettrico (anche ex novo, la legge non specifica) a pompa di calore la cui potenza nominale (complessiva, se parliamo di più impianti separati) non supera i 15kW (art. 8 d.lgs. 192/05);
    2. se si sostituisce un generatore di calore a gas (caldaia) la cui potenza nominale non è superiore a 50kW (art. 8 d.lgs. 192/05);
    3. le eccezioni sopradette secondo me valgono solo quando si effettuano esclusivamente quei lavori, e non se contestualmente a quelli si effettuano altri interventi che invece necessitano gli adeimpimenti.
  2. intervento di sostituzione degli infissi: qui la normativa non è molto chiara e si deve andare per deduzione: secondo le recenti FAQ ministeriali la relazione legge 10 in questo caso (ammesso che la superficie degli infissi non superi il 25% della superficie totale disperdente dell'immobile) può anche essere sostituita semplicemente dalla produzione delle certificazioni del produttore degli infissi, ma ciò implica quindi che vada comunque spedita al comune avente valore di relazione legge 10 e che ciò vada fatto prima dell'esecuzione dei lavori e non dopo. Dunque implicitamente è anche soggetto ai punti 2 e 3 dell'elenco di prima. Dunque in questo caso gli adempimenti sono sempre obbligatori, ma sono differenziati a seconda se la somma delle superfici degli infissi sia inferiore o superiore al 25% del totale delle superfici disperdenti dell'unità immobiliare;
  3. interventi di coibentazione termica non "spontanei". io distinguo gli interventi "spontanei", cioè fatti perché non necessariamente corre l'obbligo normativo, da quelli "obbligatori" di coibentazione, previsti nei seguenti casi non esaustivi, e che obbligano al raggiungimento di una certa prestazione minima di trasmittanza: 1. quando si deve intervenire pesantemente o rifare completamente le tamponature esterne del fabbricato; 2. quando bisogna rifare il massetto di pavimentazione di immobili che poggiano sul terreno o che comunque confinano verso l'esterno; 3. quando nel rifare gli intonaci esterni di un fabbricato, si deve intervenire rifacendo più del 10% del totale; 4. quando si effettua un frazionamento, e occorre dimostrare che la parete divisoria rispetta il parametro minimo di dispersione; 5. quando si deve rifare l'impermeabilizzazione di un terrazzo o tetto, quando è obbligatorio demolire pavimento e massetto; 6. quando si devono fare interventi per beneficiare degli incentivi sul risparmio energetico, per i quali è ovviamente richiesto il raggiugnimento di un certo valore di trasmittanza; 7. casi riconducibili ai precedenti, in cui sia obbligatorio intervenire nel rifacimento di elementi disperdenti. gli interventi "spontanei", cioè fatti quando NON corre l'obbligo normativo, possono anche avere valori di trasmittanza più alti del minimo normativo. Laddove è obbligatorio il raggiungimento di un certo valore, è obbligatoria anche la relazione legge 10 e relativi adempimenti. 
  4. ovviamente, si applica a tutti gli interventi più invasivi come nuova costruzione, ampliamento, recupero dei sottotetti.
  5. in caso di cambio di destinazione d'uso, stando alle FAQ ministeriali, non è obbligatorio l'adeguamento termico dell'involucro, a meno che non sia espressamente previsto dalla norma che si va ad applicare (per esempio il piano casa della regione Lazio, scaduto a Maggio 2017, prevedeva espressamente che i volumi recuperati o ampliati dovessero rispettare la normativa in vigore sul contenimento energetico);
Ovviamente quanto detto sopra dovrà poi seguire le procedure di legge: per esempio c'è differenza nella complessità della relazione (e delle opere) se si interviene sulle superfici disperdenti per più o meno del 25% oppure se si fanno ampliamenti per più o meno del limite indicato. La Legge difatti prevede diversi livelli di complessità a seconda del tipo di intervento.

In applicazione del d.lgs. 192/05 la relazione redatta ai sensi della L. 10/91 deve essere trasmessa al comune in tutti quei casi in cui si va ad installare o modificare un impianto termico. Solo in alcuni casi specifici, come per esempio la sola sostituzione del generatore di calore (con potenza superiore a 50kW, perché come visto al di sotto di tale potenza c'è l'esonero), la relazione può essere sintetica e limitata alle sole verifiche di base richieste per l'intervento, ma è comunque previsto l'invio della documentazione al comune.

Nel corso della mia esperienza professionale mi sono imbattuto in fabbricati costruiti dopo la pubblicazione della legge 10/91 ma senza che si sia adempiuto all'obbligo della trasmissione della relazione: ragionando con altri colleghi e con avvocati, sono giunto alla conclusione - che potrebbe essere smentita da successiva giurisprudenza - che l'assenza di questo adempimento non rende nullo il titolo edilizio, ma rende invece nulla l'eventuale agibilità, per la quale è obbligatorio dichiarare che si è adempiuto anche a questo obbligo. La legge non specifica se la relazione può essere fatta "in sanatoria" oppure no: nel dubbio tendenzialmente sarebbe da pensare di no, ma se non è esplicitato di fatto non è neanche escluso, e comunque se si vuole ottenere l'agibilità di edifici che non hanno avuto la loro legge 10, senza sanatoria non sarebbero agibili: non è plausibile obbligare alla completa demolizione del fabbricato solo per l'assenza di un pur importante adempimento. In linea di massima a Roma è tendenzialmente possibile ragionare in termini di sanatoria.

Per Roma gli adempimenti suddetti si espletano presso il Dipartimento SIMU e presso l'ufficio che è competente per la pratica edilizia (municipio o dipartimento a seconda del titolo). Presso il SIMU, esclusivamente via PEC, vanno trasmessi la relazione legge 10 e il certificato di corretta esecuzione a fine lavori, mentre presso l'ufficio tecnico competente l'attestato di qualificazione energetica da allegare al fine lavori; l'APE come visto andrà inviato alla Regione.

Giova ricordare che quando si modificano o realizzano nuovi impianti, è essenziale che l'installatore produca la Dichiarazione di Conformità, la quale è obbligatoria per qualunque tipo di impianto e per qualunque tipo di intervento su impianti preesistenti (che non siano opere di semplice riparazione o manutenzione ordinaria), e che nel caso di installazione di macchinari (condizionatori, caldaie, etc) è obbligatoria la redazione del libretto d'impianto: sia la DiCo che il libretto devono essere prodotti e sottoscritti dalla ditta installatrice, e consegnati al committente.

8 commenti:

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  2. Ci sono un paio di questioni che meriterebbero un approfondimento anche in virtù della nuova modulistica per i titoli abilitativi approvata recentemente dalla Regione Lazio e dal Comune di Roma.


    Fermo restando l'obbligo del rispetto dei requisiti minimi indipendentemente dagli adempimenti burocratici, vorrei osservare:

    - QUESTIONE APE:

    L'obbligo di redazione decorre chiaramente per gli edifici di nuova costruzione e per quelli sottoposti a ristrutturazione importante (1° o 2° livello) [art.6 c.1 Dlgs.192], nonché nei casi di compravendita, trasferimento di immobili, locazione. In tutti gli altri casi, almeno che l'intervento di riqualificazione o ristrutturazioni non modifichi la classe energetica dell'unità immobiliare [art.6 c.5 Dlgs.192] non va redatto. Quindi se l'immobile non ne è già dotato le normali manutenzioni straordinarie che rientrano nella fattispecie della riqualificazione energetica non sono soggette ad APE.

    - QUESTIONE RELAZIONE E AQE: Sono ancora in dubbio sul fatto che sia obbligatorio produrre la relazione "ex legge 10" nel caso di riqualificazione energetica associata ad interventi di manutenzione straordinaria. Fermo restando che la relazione andrebbe prodotta nei casi di riqualificazione energetica (vedi i nuovi modelli da DM 26/06/2015) nessun ufficio tecnico municipale (ne ora il SUET) si è mai preoccupato di richiederlo come allegato obbligatorio. Inoltre ora la nuova modulistica unificata, nel caso di SCIA prevede chiaramente un quadro dedicato ai "consumi energetici" con l'obbligo di allegare la relazione nei casi previsti, ma nel caso di CILA nulla è richiesto in tal senso. Stessa cosa dicasi dell'AQE, che segue la relazione tecnica (anche se in questo caso il SUET lo prevederebbe come allegato nel fine lavori).

    Non vedo dunque perché dovremmo noi inseguire la pubblica amministrazione in adempimenti burocratici che la stessa è lenta a recepire e che nessuno paga se non diventa un obbligo tangibile (cioè finchè non diventa uno di quegli allegati obbligatori senza il quale ti bloccano il procedimento).

    Per cui allo stato di fatto a parere del sottoscritto per gli interventi che ricadono in CILA, pur annoverandosi tra le "riqualificazioni energetiche", non andrebbe prodotto nulla. Ne tantomeno andrebbe prodotto qualcosa in caso di manutenzione ordinaria.

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    1. la legge è abbastanza chiara nel necessitarlo, e la legge è legge, anche se viene ignorata dalla modulistica.

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  3. Buongiorno Marco,
    ho molti dubbi su come comportarmi e su cosa redigere..
    In una palazzina con impianto di riscaldamento condominiale, dobbiamo iniziare dei lavori di manutenzione straordinaria in un appartamento, molto semplici in realtà, ma ci dobbiamo staccare dall'impianto e metterlo autonomo, inserendo quindi una caldaia x riscaldamento e acs. Siamo anche in presenza di un vincolo paesaggistico, quindi la caldaia andrà all'interno, non potendo in teoria esser messa fuori..
    Potresti chiarirmi come muovermi per cortesia, ho una gran confusione..
    Grazie!!

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    1. per il distacco dal centralizzato serve la relazione di mancanza di pregiudizio all'impianto comune; per la caldaia, se è interna non ci sono problemi, ma possono essercene per la canna fumaria. verifica le esenzioni introdotte dal DPR 31/17. c'è un post apposito.

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    2. Grazie Marco, in effetti leggendo il DPR, essendoci le condizioni nel mio caso ed anche uno spazio pertinenziale esterno, siamo al piano terra, potrei metterla anche fuori la caldaia... per quando riguarda la canna fumaria devo verificare bene.
      Quindi non dovrò produrre un AQE a fine lavori?

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    3. Ragionando in termini di "la legge è legge" come dice giustamente Marco, la questione sarebbe questa:

      L'intervento di distacco dall'impianto centralizzato, ai sensi dell' DLgs 192/05 All.A comma 43 (che riporto sotto) sembrerebbe configurarsi come intervento di "Ristrutturazione di impianto"...

      "43. ristrutturazione di un impianto termico è un insieme di opere che comportano la modifica sostanziale sia dei sistemi di produzione che di distribuzione ed emissione del calore; rientrano in questa categoria anche la trasformazione di un impianto termico centralizzato in impianti termici individuali nonché la risistemazione impiantistica nelle singole unità immobiliari, o parti di edificio, in caso di installazione di un impianto termico individuale previo distacco dall’impianto termico centralizzato;"

      Per cui almeno che non si voglia giocare sulla definizione di "risistemazione impiantistica" (magari nel caso di impianto più o meno già predisposto al distacco) si cade nel caso della Riqualificazione Energetica che prevederebbe Relazione + AQE + tutto quello che prevede l'art.8 della 192.

      L'APE invece non serve, a mio parere, almeno che l'immobile non ne fosse già dotato.. allora si, va aggiornato (è chiaro che nell'ipotesi, fatto l'AQE stampare l'APE non costa nulla di più che definire qualche intervento migliorativo)...

      Questa sarebbe l'interpretazione "letterale" della legge...

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    4. grazie Valerio condivido la visione e quindi vado a confermare la necessità della relazione + AQE. Sull'APE però io ritengo che sia comunque necessario, perché secondo la legge è obbligatorio aggiornarlo ogni qualvolta cambino le condizioni sulla base del quale è calcolato.

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Grazie per il commento. verifica di essere "nell'argomento" giusto: ho scritto diversi post su vari argomenti, prima di commentare controlla che il quesito non sia più idoneo ad altri post; puoi verificare i miei post cliccando in alto nel link "indice dei post". I commenti inseriti nella pagina "chi sono - contatti" non riesco più a leggerli, quindi dovrete scrivere altrove: cercate il post con l'argomento più simile. In genere cerco di rispondere a tutti nel modo più esaustivo possibile, tuttavia potrei non rispondere, o farlo sbrigativamente, se l'argomento è stato già trattato in altri commenti o nel post stesso. Sono gradite critiche e più di ogni altro i confronti e le correzioni di eventuali errori a concetti o procedure indicate nel post. Se hai un quesito delicato o se non riesci a pubblicare, puoi scrivermi in privato agli indirizzi che trovi nella pagina "chi sono - contatti". Sul blog non posso (e non mi sembra giusto) pubblicare le mie tariffe professionali: scrivimi un email per un preventivo senza impegno. Grazie.