domenica 10 novembre 2013

abusi ante 765/67 non possono essere demoliti?

Il Consiglio di Stato spesso emette sentenze importanti che ribaltano le interpretazioni dei Tribunali Amministrativi (il CdS rappresenta il terzo grado di giudizio nel processo amministrativo, come la Cassazione lo è per quello civile e penale): questa volta, con questa recente sentenza va a specificare che se un abuso edilizio è stato realizzato prima dell'entrata in vigore della legge 765/67 esso non possa essere soggetto a procedura di demolizione, ma che invece bisogna stabilire assieme al proprietario una procedura sanzionatoria. Cerchiamo di capirci qualcosa.



Il fatto su cui si svolge la sentenza è una circostanza che si verifica non di rado: una veranda realizzata laddove inizialmente era previsto un balcone, quindi una veranda "abusiva", ma realizzata contestualmente alla costruzione del fabbricato (occorre che sia dimostrabile, ed in questo caso lo era), in data antecedente alla entrata in vigore della 765/67. Il Consiglio di Stato sostanzialmente afferma che in questo caso non è possibile procedere alla demolizione, ma occorre che il Comune proceda ad una sorta di istruttoria congiunta con il proprietario per capire se effettivamente la costruzione è antecedente al 1967: in questo caso - e qui non si capisce bene il passaggio - occorrerebbe applicare delle sanzioni ma non sarebbe possibile procedere alla rimozione dell'abuso, perché "prima della legge 765/67 tai opere erano realizzabili senza alcun titolo".

In realtà non è proprio così: la legge 1150/42, nella sua originaria stesura, già prevedeva, all'articolo 31 che
Chiunque intenda eseguire nuove costruzioni edilizie ovvero ampliare quelle esistenti o modificarne la struttura o l'aspetto nei centri abitati e dove esi sta il piano regolatore comunale, anche dentro le z one di
espansione di cui al n. 2 dell'art. 7, deve chiedere apposita licenza al podestà del comune.
e dunque in caso di "ampliamento" degli edifici esistenti o "modifica dell'aspetto" andava comunque richiesto il titolo abilitativo al Comune. Rimane il dubbio sull'ambito di applicabilità, perché la legge originaria specifica che la licenza è necessaria "dove esista il piano regolatore comunale" o, laddove non esista, "nei centri abitati".

Dunque a Roma è inutile cominciare a cantare vittoria: il Piano Regolatore era già in vigore, ed era quello del 1931 (link al R.D. di entrata in vigore). Certo, il vecchio Piano di Roma non riguardava l'intero comune, ma solo le parti più interne (all'epoca non c'era il problema della speculazione edilizia e dell'abusivismo, ma il fatto che questo piano è rimasto in vigore fino alla metà degli anni 60 ha certo favorito questi processi negli anni 50 e nei primi anni 60), e forse qui potrebbe nascere un po di riflessione sul tema: se l'edificio era in area esterna al PRG del 1931, se l'abuso è stato realizzato prima del 1967, e se è possibile dimostrare in modo incontrovertibile che è effettivamente così, c'è possibilità che sia di fatto sanato in quanto in pratica NON abusivo?

Ma torniamo alla sentenza: essa riguarda appunto un edificio costruito nel comune di Napoli, quartiere Vomero, ovvero pieno centro. All'epoca della realizzazione dell'abuso (1951) il Comune aveva già un Piano che riguardava quell'area (il piano del 1939) e dunque in effetti l'"ampliamento" del balconcino avrebbe dovuto essere autorizzato con una specifica licenza edilizia, oppure, se realizzato contestualmente alla costruzione del fabbricato, avrebbe dovuto essere inserito in una variante in corso d'opera al progetto. Difatti, l'opera all'epoca era effettivamente autorizzabile (non c'era la ristrettezza di oggi sugli ampliamenti), ma comunque necessitava di licenza. Non entro nel merito procedurale della sentenza, che forse è generalmente bene impostata, ma ritengo che il punto della legittimità urbanistica sia un po carente.

In ogni caso rimane un dubbio di cui non ho elementi per dare una risposta completa e che voglio sottolineare di nuovo: se si verificano le seguenti condizioni:
  1. difformità o abuso commesso su un immobile edificato prima del 1967;
  2. la data della difformità o dell'abuso è certificabile in modo incontrovertibile (fotografie estratte da archivi che possono emettere certificazione; analisi sul materiali impiegati; analisi della struttura del fabbricato; etc);
  3. l'edificio è stato costruito all'esterno delle zonizzazioni del PRG all'epoca in vigore, oppure all'esterno del centro abitato di un comune all'epoca privo di PRG;
allora FORSE è possibile che l'abuso o la difformità siano legittme, in quanto la legge dell'epoca NON richiedeva un titolo abilitativo per l'edificazione o per le eventuali, successive modifiche. La 765 infatti modifica l'art. 31 della 1150 specificando che la licenza serve per qualunque costruzione o modifica "nell'ambito del territorio comunale", quindi indipendentemente dall'estensione della zoninzzazione del PRG ed indipendentemente dalla sua presenza o meno.

Aspetto smentite e pareri.

41 commenti:

  1. Buongiorno architetto e grazie ancora per il sostegno che fornisce a tutti noi.
    Mi trovo in una situazione per la quale un condominio vuole demolire delle opere abusive (lavatoi condomiali) costruiti ante 1967 e coperti da eternit, e al loro posto lasciare spazio non edificato. Si tratterebbe quindi di una demolizione senza ricostruzione di edifici abusivi e coperti da eternit. A suo avviso con quale titolo abilitativo bisognerebbe procedere?
    La ringrazio molto,

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    1. si dovrebbe poter fare in SCIA per "risanamento conservativo", con parallela pratica ASL.

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  2. Buonasera Architetto, facendo delle ricerche sull'argomento mi sono fortunatamente ritrovata a leggere il suo utilissimo blog. Le illustro la mia situazione e spero di ricevere consigli utili su come muovermi nella piena legalità. Dunque, sono in procinto di vendere il mio attico sito in Roma, zona periferica est e, nel reperire tutta la documentazione necessaria alla vendita mi sono accorta che la mia planimetria catastale è difforme rispetto allo stato dei luoghi. La distribuzione interna è corretta, ma riguardo all'esterno, viene correttamente tracciato il terrazzo, ma mancano i balconi, che invece sono sempre stati presenti nello stabile sin dalla sua costruzione e, sempre in planimetria, risulta una porta finestra che accede al terrazzo, che invece mai è stata presente, perchè al terrazzo si accede attraverso un'altra porta finestra che dà sul balcone che poi conduce al terrazzo.(gli appartamenti dei piani attici dello stabile sono tutti uguali e tutti presentano balconi ed accessi all'esterno come il mio). .....

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  3. .... 2) Ho poi avuto modo di fare un'indagine presso miei vicini di casa (proprietari degli attici confinanti, dello stesso stabile che gentilmente mi hanno fatto visionare le loro planimetrie catastali che in effetti sono corrette: in pratica è solo la mia ad avere questi balconi non tracciati. Faccio presente che i fogli catastali delle planimetrie riportano tutti la stessa data, tutti firmati dallo stesso ingegnere, tutte cioè sono state depositate in unico blocco, solo che appunto, la mia è difforme, le altre perfettamente conformi allo stato dei luoghi. L'agenzia immobiliare che cura la mi vendita mi consiglia di effettuare una correzione grafica ma non prima di aver visionato il progetto urbanistico. Così, sempre grazie ad una mia vicina di casa che aveva acquistato tanti anni fa dal primo proprietario, riesco a reperire l'atto originario di acquisto a cui era allegato il certificato di abitabilità chiaramente originale. Abitabilità di tutto lo stabile. Su tale certificato sono indicati i numeri di progetto 61/63 (presumo che quello del 63 sia una variante), sui quali è stata rilasciata proprio l'abitabilità.

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  4. ... 3) Con questo documento comincio le ricerche dei due progetti, quello del 61 e la variante del 63 e qui cominciano i primi intoppi. Il comune dopo circa 40 giorni mi informa che ha trovato i progetti, ma mi avverte che ha trovato numeri di protocollo diversi (non so come sia stato possibile), insomma visiono questi progetti che in effetti hanno numeri di protocollo differenti da quelli indicati nel certificato di abitabilità ed inoltre i disegni di questi progetti non corrispondono al mio stabile. Sembra ed in effetti è uno stabile differente dal mio. Quindi, ricapitolando, con i numeri di progetto presenti sull'abitabilità il comune mi trova un faldone al cui interno vi sono due progetti con numeri di protocollo differenti, che descrivono uno stabile che non è il mio. Ma la cosa strana è che non è che sia leggermente difforme, c'è una scalinata presente nell'androne, che non esiste, appartamenti posizionati in maniera completamente diversa. Vano ascensore posizionato in luogo diverso da quello in cui invece è. Locale soffitte inesistenti, che invece sono presenti, correttamente accatastate, e puntualmente invece indicate sul certificato di abitabilità! ...

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  5. ...4) Il geometra dell'agenzia mi dice che insomma non c'è alcuna corrispondenza fra l'abitabilità e questi progetti, e conclude che probabilmente ci sia stato un errore da parte del comune, di attribuzione di progetto! Non so se mi sono spiegata... Fa delle ulteriori ricerche, non so dove nè in quale ufficio, per verificare dove diavolo siano questi progetti indicati nell'abitabilità, ma nulla, non si riescono a trovare questi benedetti progetti. Per cui mi trovo in una situazione assurda, ho un certificato di abitabilità regolarmente indicante numeri di progetto, di variante, descrizione del luogo, numero degli appartamenti costruiti, descrizione del piano tipo, descrizione locale soffitte, insomma corredata di tutto ed approvata dal sindaco, ma due progetti che sono completamente difformi, nei numeri, nello stato dei luoghi... e quindi non so come procedere. Certamente non posso attribuirmi un progetto assolutamente difforme perchè significherebbe, mi passi il termine, "accollarmi" un abuso edilizio di proporzioni enormi, strutturali proprio dell'intero stabile, progetto di cui però non c'è certezza che sia attribuibile al mio stabile... ma dall'altro lato non potrei mai chiedere una perizia giurata al geometra che certifichi la conformità urbanistica per poi procedere alla correzione grafica della planimetria, a cuor leggero!

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  6. ...5) ! Che fare? Le do ulteriori elementi, lo stabile è stato costruito certamente prima della famosa legge del 67, e questo lo si deduce dal certificato di abitabilità la cui domanda è stata inoltrata nel 65, ed approvata nel 66, sulla base di due numeri di progetti, 61/variante 63... (in ogni caso, anche questi progetti non corrispondenti, sono comunque, uno del 62 ed uno del 65.) Gli accatastamenti risultano invece successivi, ossia 68. Lo stesso geometra ha contattato il dipartimento dell'urbanistica e mi ha riferito che potrebbe farsi rilasciare una certificazione che attesta che i progetti chiesti non sono stati trovati e che pertanto non è possibile avere un riscontro sulla conformità.
    Spero di essere stata chiara, ed in ogni caso io mi trovo bloccata rispetto alla mia vendita. Ho spiegato all'acquirente la questione e lui vuole in ogni caso l'appartamento, ma entrambi dobbiamo trovare una soluzione che poi ci consenta di rogitare in tranquillità. Ecco perchè mi sembrava interessante in extremis questo suo articolo sulla sentenza CDS...Spero voglia darmi qualche suggerimento.
    Resto in attesa di riscontro,
    Cordiali saluti

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    1. ritengo indispensabile farsi rilasciare dal dipartimento, intanto, una certificazione della discrepanza, anche perché si deve a questo punto mettere in gioco anche l'agiblità stessa. Purtroppo comunque non è la prima volta che mi capita, ed in altre occasioni (rare) i tecnici dell'ufficio progetti sono riusciti a risalire al progetto giusto, che stava in un faldone di un altro fabbricato. Dunque intanto vi consiglio di tornare fisicamente all'archivio progetti per vedere se possono fare questo tipo di ricerca. Comunque, potendo dimostrare che l'immobile è ante 1967, teoricamente sarebbe commerciabile seppure illegittimo o non certificabile: ho scritto un altro post specifico su questo argomento.

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  7. Grazie per la celere risposta. Il geometra ha giá effettuato ulteriori ricerche proprio con i tecnici dell'ufficio nella sperenza che o si trovasse il prog giusto, o si trovasse ad esempio, un'altra agibilitá. Ma nulla. Non salta fuori niente. A questo punto mi pare indispensabile farsi rilasciare una certificazione dal dipartimento....

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  8. Buongiorno Architetto,
    ho letto il suo interessante articolo e che penso possa anche rientraci il mio caso.
    Ho acquistato un'abitazione costruita con concessione edilizia del febbraio del 1964 e poi, successivamente, su questa abitazione
    sono state apportate delle varianti, peraltro autorizzate dal comune di Selargius (CA), con un'altra concessione del febbraio del 1966.
    In quell'occasione l'allora proprietario oltre costruire quanto autorizzato ha chiudo, con delle vetrate, un loggiato che di fatto oggi fà volume.
    Ora che io ho acquistato l'abitazione. Il notaio nell'atto ha inserito la clausola che l'edificio è stato costruito ante 1/9/1967.
    Ho presentato in comune la SCIA per la ristrutturazione e mi hanno chiamato per notificarmi che il loggiato è abusivo e che io dovrei fare di fatto
    una doppia conformità, rimuovendo queste vetrate, e poi sistemare quel volume con il "piano casa".
    Ho letto alcuni blog ed anche delle sentenze dove si fà menzione al fatto che se non era presente un PRG del comune in quel periodo dovrebbe valere
    la precedente legge del 1942 e per tale ragione quel volume dovrebbe essere di fatto SANATO senza nessuna necessità di fare alcunchè.
    Può darmi una sua valutazione ? Grazie.

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    1. Ho scritto un post più specifico sull'argomento dove forse trova già delle risposte: http://architetticampagna.blogspot.com/2015/06/la-legittimita-dei-fabbricati-prima-del.html

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  9. gentile arch sto per comprare un immobile ante 67 a Romama sulla planimetria catastale non si capisce come è stata realizzata la scaletta che va dal balcone al giardino ad uso esclusivo.
    Se non ci fosse la scaletta si dovrebbe uscire dal palazzo per entrare nel giardino e non sarebbe possibile costruire la scaletta internamente, la mia domanda è essendo una scaletta in ferro con i gradini di mattonella, con "l'arrivo" sul balcone è da considerarsi una costruzione per cui è necessaria un autorizzazione (nella mappa catastale del 62 non risulta mentre nella variazione catastale dell'87 compare)? la condomina vicina ha la stessa scaletta.Grazie

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    1. bisognerebbe visionare il progetto edilizio originario, se reperibile. in mancanza di documentazione probante, andrà fatta una sanatoria prima dell'acquisto.

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  10. buonasera Architetto.
    volevo un parere da un esperto, ho comprato un terreno agricolo mentre stavo facendo uno scavo ho trovato un basamento di una costruzione vecchia di circa 60 mq non so l'epoca (probabilmente usata in passato da contadini ) nella visura catastale non c'è niente . posso sanarla e ricostruirla ?
    quale prassi posso fare ?
    grazie .

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    1. bisogna fare una indagine catastale ed anche di fotografie storiche per vedere se è davvero mai esistito qualcosa. Se si, in base alla documentazione che si trova, potrebbe essere possibile ricostruire delle volumetrie, ma non se il manufatto era inesistente anche negli anni '30. Non è che tante volte si tratta di un rinvenimento archeologico? in questo caso fate molta attenzione.

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    2. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  11. Gentile collega,ho visitato stasera la Sua pagina e le faccio i miei complimenti. Ma vorrei esporle un caso che mi capita in questi giori. Vivo ed opero in sicila e mi capita il caso in cui un edificio è stato edificato nel 1960 e munito di progeto e licenza edilizia. Successivamente nel 1965 è stato presentato progetto di sopraelevazione approvato dalla C.E. allora vigente, costruito ma il proprietario non ha mai ritirato il titolo abilitativo (sempre licenza edilizia). Che fare?

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    1. se il titolo non è stato ritirato immagino che non ci sian nemmeno il fine lavori e l'agibilità. in tal caso le opere sono da considerarsi abusive, ma conviene sentire come la pensano nel comune interessato.

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  12. Gentile Architetto,

    vorremmo acquistare un appartamento a Roma, zona porta metronia, costruito negli anni 30. nella planimetria d'impianto del 1939 sono presenti due balconi, che adesso sono chiusi, diventati un secondo soggiorno e la cucina. A detta dell'agenzia sono stati chiusi negli anni 40, ed hanno delle foto aeree del gennaio del 43 che effettivamente li mostrano già chiusi. Successivamente, nel 2003, sono stati fatti dei lavori interni. Adesso il proprietario ha presentato una cila in sanatoria, pagando già la sanzione di 1000 euro. Nella cila sono riportati come descrizione solo i lavori interni del 2003, mentre le planimetrie ante e post realizzate dal geometra presentano i due balconi come chiusi. L'immobile è stato già oggetto di compravendita nel 2000. Ora ci stiamo chiedendo se l'immobile possa ritenersi conforme dal punto di vista urbanistico ed edilizio, non essendoci nessun titolo edilizio, precedente a questa cila, con i balconi chiusi. La ringrazio per l'attenzione che ci vorrà dedicare.

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    1. l'immobile non può ritenersi conforme. tuttavia se si trovassero dei documenti antecedenti al febbraio del 1942 si potrebbe parlare di opere eseguite prima dell'entrata in vigore della prima legge che imponeva sanzioni, il che non rende la cosa legittima ma quantomeno non più perseguibile, sotto certi aspetti, benché il discorso non sia comunque del tutto chiaro. In ogni caso l'immobile è comunque compravendibile in base all'interpretazione del notariato, ma rimane abusivo e la CILA fatta adesso serve solo per la distribuzione interna, ma nulla fa riguardo ai balconi.

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    2. La ringrazio infinitamente per la risposta e mi permetto di chiederle altre due informazioni:
      Quale procedura dobbiamo seguire per fare sanare l'abuso?
      Ora che è stata presentata la Cila per le opere interne non è possibile che il Municipio richieda la legittimità delle due verande e rigetti la Cila? Nel caso di rigetto quali sono le tempistiche di notifica?
      Ancora grazie per le sue preziose risposte

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    3. l'abuso è difficilmente sanabile, non ci sono procedure di sanatoria. Comunque ogni immobile va visto nella sua particolarità: se vi occorre una consulenza specifica potete contattarmi in privato ai riferimenti che trovate nella pagina "chi sono-contatti".

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  13. Buona sera,
    Sto per acquistare un immobile sito nel comune di Roma dotato di regolare licenzia edilizia e certificato di abitabilità (i lavori di costruzione del palazzo sono terminati tra il 1963 e il 1964).

    Sul certificato di abitabilità c'è scritto "conforme al progetto in atti", ma poi reca due diversi progetti, uno del '62 e uno del '63. Da una prima ricerca informale è stato possibile rintracciare il solo progetto antecedente, risultante difforme allo stato di fatto. Del secondo progetto, invece, non v'è alcuna traccia.

    In assenza del progetto finale, posso basarmi sulla sola abitabilità per la conformità urbanistica?

    Inoltre, l'immobile in questione è sempre stato di proprietà della famiglia del venditore, il quale si è detto disposto a dichiara per iscritto che dalla data di costruzione ad oggi non è stata apportata alcuna modifica.

    Grazie,
    Gianluca

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    1. sarebbe stato preferibile che non esistesse l'intero fascicolo di progetto: il fatto che esista quello originale e non si trovi quello di variante è un problema. l'agibilità non è di per sè un documento legittimante. le dichiarazioni del proprietario non servono a molto.

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  14. Grazie mille per il solerte riscontro. Quali sono i rischi a cui vado incontro? Per i lavori di ristrutturazione devo attivare una procedura di DIA in sanatoria?

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    1. è un caso delicato, deve affidarsi ad un professionista che verifichi e faccia certificare l'inesistenza del secondo progetto, e che compia tutte le ulteriori ricerche possibili. Quando il tecnico avrà concluso il lavoro, le saprà dire come eventualmente procedere.

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  15. Buonasera volevo porle un quesito.
    Nel 2013 ho acquistato un appartamento in un condominio edificato nel 1958.
    Da circa un anno, il proprietario dell'appartamento confinante col mio ha messo in vendita il suo appartamento; il potenziale acquirente nell'effettuare una verifica presso gli archivi comunali ha scoperto che il progetto presentato all'epoca della costruzione è difforme allo stato di fatto, ovvero il progetto prevedeva che l'appartamento oggetto della trattativa fosse composto da due camere in più. In pratica il costruttore nell'edificare apporto' una modifica al progetto senza segnalarlo al comune, assegnando le predette camere al mio appartamento. Pertanto, il mio confinante mi ha chiesto di andare in Comune per richiedere una sanatoria del progetto, avvisandomi che vi sara' una sanzione amministrativa da pagare da 500 a 2000 euro. Chiedevo consiglio a Lei, poiché trovo assurdo tutto cio', in virtù del fatto che sono l'ultimo arrivato... ( dovrei pagare un eventuale sanzione e i costi per la sanatoria). Volevo sapere inoltre qual è la procedura per la sanatoria.
    Al catasto i due appartamenti sono accatastati come sono.
    Grazie anticipatamente.
    Giuseppe

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    1. la sanatoria deve essere fatta per entrambi gli appartamenti, perché non è sufficiente sanare il suo per avere automaticamente la legittimità su quello confinante. Comunque, posto che secondo me è sempre meglio fare una pratica unica o comunque due pratiche contestuali per entrambe le unità, il vicino può anche sanare per conto suo il suo appartamento, senza coinvolgervi nell'operazione, ed ottenere la legittimità per il suo appartamento che così potrà essere venduto senza problemi. Comunque ripeto, se potete sanare entrambi gli immobili contestualmente è meglio: la sanzione comunque è sempre la stessa, perché si applica per ciascun appartamento da sanare.

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    2. Ho capito bene... Se sana solo il confinante comunque io rischio la sanzione amministrativa con l'obbligo di sanare il mio appartamento ?
      Grazie

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  16. Salve Architetto
    possiedo un immobile molto antico (XV sec. circa) e chiaramente non esiste nessun progetto edilizio. Esiste solo una planimetria catastale del '39, ma lo stato di fatto e differente (la scala era in cortile nel catastale, mentre ora la scala è dentro il corpo di fabbrica "rubando" un ex locale). Le opere potrebbero essere state eseguite anteriormente al 42 ma non ha prove concrete. Lei sa aiutarmi e dirmi come posso comportarmi?
    Grazie e buon lavoro!

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    1. l'unica via per evitare sanatorie è la ricerca documentale, ma se già nel 1939 il catastale fogografa una certa situazione, è difficile riuscire a dimostrare che la trasformazione è avvenuta nell'arco di pochi anni, o comunque è in generale arduo trovare dell'altra documentazione, anche precedente, e farla valere rispetto al catastale. comunque si potrebbe valutare la sanatoria: in linea di principio può essere molto costosa, ma non è detto che poi alla fine lo sia.

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    2. Grazie per la risposta!
      Lei intende una sanatoria anche per il cambio d'uso? Perche sul catastale del '39 ho un'altezza di 3,60m mentre nella realta ho 2,70m.
      Ieri però in comune ho trovato delle autorizzazioni edilizie per interventi semplici (rifacimento intonaco di facciata) in cui e rappresentata la disposizione di questi locali.
      in una del '97 mi segna il locale come abitativo mentre la più recente, del 2001, come laboratorio! Hanno un valore queste pratiche?

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    3. non saprei dirle, queste pratiche che ha trovato andrebbero viste e valutate: se le dovesse necessitare una mia consulenza nello specifico mi contatti privatamente, trova i miei contatti nella relativa pagina linkata più sopra.

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  17. Buonasera Architetto, le sarei grata se mi desse un suo parere in merito. Edificio ante 1967 con regolare licenza edilizia. Dal confronto tra il titolo autorizzativo e lo stato attuale dei luoghi ho rilevato la presenza di un appartamento in luogo di due locali seminterrati,non aventi sulla licenza funzione abitativa. L'appartamento da dichiarazione del venditore è anch'esso ante 67, la planimetria catastale di primo impianto è del 1980. Non è possibile sanare con accertamento di conformità poichè le norme attuali della zona non consentono cambio di destinazione d'uso a destinazione abitativa (zona rossa Vesuvio). Ammesso che il cambio di destinazione d'uso sia effettivamente ante 67 (ma non c'è prova certa) e che il regolamento edilizio dell'epoca prevedeva denuncia di opere per "modifiche sostanziali" dei fabbricati esistenti,è corretto affermare che il cambio di destinazione con opere interne potesse già all'epoca essere considerato modifica sostanziale e quindi l'U.I. non è conforme dal punto di vista urbanistico, oppure considerato che la destinazione d'uso è stata introdotta da norme successive (Dm 1144/68) l'appartamento può considerarsi legittimamente realizzato?

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    1. il concetto di destinazione d'uso esiste anche da prima del 67 dunque a parere mio e'da considerarsi una situazione abusiva. la normativa napoletana non la conosco.

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  18. La ringrazio per il sollecito riscontro.

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  19. Buongiorno architetto, come tanti, aimè mi sono trovata, alla morte di mio papà con un immobile abusivo che avevo sempre pensato non lo fosse. In pratica ho sempre pagato ICI e IMU per un'unità immobiliare regolarmente accatastata come deposito (era utilizzata da mio papà come tavernetta, con tanto di bagno per una superficie complessiva di circa 40 mq) ma che in pratica da ricerche in comune non ha nessun titolo abitativo. Il comune dove abito si è dotato di piano regolatore negli anni 80 e l'edificio in questione ricade in zona agricola. Il problema è che fare?? Ho foto aeree dell'istituto geografico militare di Firenze che dimostrano che l'edificio era già costruito nel 1967, (prob. intorno al 1959/196)secondo la più recente giurisprudenza del CdS l'immobile non sarebbe demolibile ma che fare??, tra l'altro l'immobile deve essere risanato staticamente, in quanto la soletta è sorretta da putrelle in ferro, e, vicino ad altra abitazione, avrei paura possa causare danni a terzi in caso ci crollo. venerdì parlo con l'arch del Comune ha qualche consiglio da suggerirmi?grazie

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  20. Salve Architetto, le chiedo un parere per il seguente problema: ho ereditato da mio padre insieme ai miei fratelli porzioni di un immobile che risulta costruito nell'anno 1963 e accatastato dallo stesso tecnico progettista nel 1965. Ora è successo che il comune nel ristrutturare e costruire parti nuove di un grosso immobile di sua proprietà abbia arrecato danni al mio immobile, danni certificati e ascritti a tali lavori (risultati difformi da quanto previsto nel capitolato e dalle prescrizioni del geologo) dal C.T.U. inviato dal Tribunale e in questa occasione si evidenziava una difformità dal progetto approvato nel 1963 nella mia proprietà. Una terrazza in progetto risulta essere stata chiusa al piano 1° e 2°per un totale di circa 100 mq.; in catasto risultano conformi all'attuale situazione dal 1965, ma nel progetto approvato nel 1963 risulta autorizzato a mio padre un 3° piano che non è stato realizzato di circa 300 mq. Ora le chiedo, poiché in quei tempi non esistevano le rigide norme attuali, mio padre potrebbe aver rinunciato a 3° piano di 300 mq. e aver realizzato soltanto la copertura della terrazza di 50 mq. al 1° e 2° piano. E' evidente che la situazione attuale è fissabile al 1965 in base alla planimetria catastale in mio possesso. Posso chiedere una sanatoria in quanto non essendo a conoscenza di questa difformità non ho mai presentato una richiesta in tal senso. La ringrazio anticipatamente per il suo parere in merito alla procedura da seguire. A. Maria Pani

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    1. la situazione può in linea teorica essere sanabile se la cubatura edificata complessiva dell'immobile non eccede quella prevista all'epoca della costruzione nonché quella realizzabile ad oggi in base alle norme del PRG.

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  21. salve architetto:ho ereditato un appartamento in una palazzina a tre piani anni 70,fatta a blocchi il progetto presentato in comune è diverso dalla realta' con accatastamento che rispecchia la realta tasse pagate regolarmente con volumetrie maggiorate,3 piani anzicche' 2, area solai che superano i sette metri, il mio piano che è il terzo è completamente abusivo,cioe' accatastato ma nel progetto non esiste,,come posso sanarlo??

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    1. si può procedere a sanatoria solo se il suolo su cui sorge l'edificio ha della cubatura edificabile residua che può essere prelevata per attribuirla al terzo piano: se siamo nel Lazio, tuttavia, l'oblazione supererà il valore stesso commerciale dell'immobile.

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Grazie per il commento. verifica di essere "nell'argomento" giusto: ho scritto diversi post su vari argomenti, prima di commentare controlla che il quesito non sia più idoneo ad altri post; puoi verificare i miei post cliccando in alto nel link "indice dei post". I commenti inseriti nella pagina "chi sono - contatti" non riesco più a leggerli, quindi dovrete scrivere altrove: cercate il post con l'argomento più simile. In genere cerco di rispondere a tutti nel modo più esaustivo possibile, tuttavia potrei non rispondere, o farlo sbrigativamente, se l'argomento è stato già trattato in altri commenti o nel post stesso. Sono gradite critiche e più di ogni altro i confronti e le correzioni di eventuali errori a concetti o procedure indicate nel post. Se hai un quesito delicato o se non riesci a pubblicare, puoi scrivermi in privato agli indirizzi che trovi nella pagina "chi sono - contatti". Sul blog non posso (e non mi sembra giusto) pubblicare le mie tariffe professionali: scrivimi un email per un preventivo senza impegno. Grazie.