venerdì 14 dicembre 2018

attività commerciali ed agibilità

Oggi un post breve per commentare la recente sentenza del Consiglio di Stato n°6661/2018, nella quale viene sostanzialmente affermato che l'agibilità non solo attesta le condizioni di "salubrità", ma contemporaneamente attesta la condizione di conformità al progetto dell'unità immobiliare.


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Non solo: la condizione di conformità, secondo il Consiglio, deve perdurare nel tempo. Con ciò si vuole affermare evidentemente che non possono esserci dei passaggi edilizi illegittimi nella storia di un immobile (o, se si ravvisano, devono essere sanati - se sanabili) a pena del fatto che l'agibilità non può essere rilasciata a prescindere.

Questa sentenza cade nello specifico di una attività commerciale, ma l'agibilità afferisce anche l'ambito degli immobili residenziali per cui il concetto è estensibile anche a questi.

Altro aspetto da considerare è il seguente: come ho già avuto modo di esprimere in questo post sulla CILA, il concetto dell'agibilità espresso nuovamente dal Consiglio di Stato si inserisce anche nel discorso della conformità urbanistica, la quale va implicitamente verificata in qualunque passaggio autorizzativo dell'immobile, anche autorizzato attraverso atti meramente comunicativi, come la CILA (che si differenzia anche sostanzialmente dalla SCIA, che è un atto segnalativo e presuppone l'acquisizione di un titolo edilizio, a differenza della prima che invece è ritenuta dalla legge una procedura obbligatoria ma nell'ambito dell'edilizia che non richiede l'acquisizione di un titolo edilizio. In ogni caso, spesso anche le opere che vanno in "semplice" CILA necessitano di una nuova agibilità.

Ciò implica in altre parole che ogni trasformazione dell'immobile deve avvenire solo partendo da uno stato edilizio conforme a sua volta ad un precedente titolo edilizio: e quindi ogni volta che si presenta una nuova istanza, prima occorre verificare la documentazione pregressa che ha autorizzato le precedenti fasi di trasformazione. Se così non fosse, occorrerà sanare le difformità, ammesso che siano sanabili. Se l'immobile non ha avuto trasformazioni dalla sua edificazione, o se ne ha avute ma di non autorizzate, il documento al quale fare riferimento sarà ovviamente il progetto correlato all'originario permesso di costruire/licenza edilizia. In questo post ho scritto come effettuare la ricerca di questi documenti nella Capitale.

1 commento:

  1. salve devo presentare un cambio di titolarità di un esercizio di vicinato e contestualmemnte effettuare la sostituzione delle vetrine su strada incollare nuovi pavimenti e rivestire di cartongesso le pareti con lavori in economia. Devo presentare una SCIA unica o devo fare una SCIA per il subingresso ed una CILA per il resto?

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