mercoledì 8 aprile 2020

cappotto termico esterno: procedure autorizzative e livelli di attenzione

L'efficientamento energetico degli edifici deve ad oggi essere uno dei pilastri dell'edilizia e, anche alla luce delle recenti disposizioni fiscali per favorire il ripristino delle facciate, conviene accendere la luce su quello che è, a parere di chi scrive, un enorme vuoto nella normativa italiana: la realizzazione del cappotto esterno difatti non è espressamente classificato in nessuna definizione di intervento edilizio, lasciando un alea di incertezza che non fa che danneggiare questo tipo di intervento che invece dovrebbe essere sollecitato, facilitato e chiarificato.

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il cappotto termico difatti è un elemento tecnico di grande utilità nell'efficientamento energetico, ed anche efficace perché consente di correggere facilmente i ponti termici del fabbricato (dipende poi da come è strutturato l'edificio: per esempio gli aggetti di balconi e sporti devono comunque essere gestiti con attenzione), ferma restando sempre la necessità assoluta della progettazione energetica e delle relative verifiche (anche per la correzione dei ponti termici, appunto).

la realizzazione del cappotto tuttavia, sebbene sia abbastanza facilmente inquadrabile dal punto di vista delle norme energetiche, lo è molto meno da un punto di vista prettamente edilizio. Nel DPR 380/01 difatti non vi è un esplicito richiamo ad un intervento di questo tipo, ed essendo un tipo di opera che incide sulla sagoma dell'edificio, occorre prestare una certa attenzione alla corretta interpretazione, al di là di quello che dicono di fare i Comuni.

Anzitutto, occorre verificare se la regione in cui si interviene non abbia specificamente inquadrato la questione. Il Lazio non mi risulta lo abbia fatto: tuttavia, l'art. 12 della LR 6/2008 indica che le opere di realizzazione di cappotti termici non incidono sul computo delle volumetrie. la disposizione potrebbe considerarsi implicitamente abrogata dal successivo d.lgs. 102/14 di cui si dirà.

i richiami riconducibili direttamente o indirettamente a questo tipo di intervento si trovano in delle norme disparate, vediamo i riferimenti principali:

  • art. 26 comma 1 della L. 9 gennaio 1991 n°10 - dispone che "al risparmio e all'uso razionale dell'energia" si applica l'art. 9 della L. 28 gennaio 1977 n°10, cioè sono soggetti a concessione gratuita. ad oggi diremo che sono opere sottratte dal contributo di costruzione, come le opere di manutenzione straordinaria e risanamento conservativo. Non viene quindi esplicitamente detto che sono assimilate a dette opere, ma solo che sono esentate dal contributo di costruzione. l'art. 9 della L 10/77 non definisce gli interventi, ma individua genericamente quelli che non sono oggetto di contributo e che possono essere anche relativamente invasivi. Lo stesso articolo della L. 10/91 dispone che sono assimilate alla manutenzione ordinaria alcune installazioni di impianti da fonte rinnovabile, ma il cappotto termico non rientra in questa definizione, in quanto elemento passivo;
  • l'art. 11 del d.lgs. 30 maggio 2008 n°115 prima, e l'art. 14 commi 6 e 7 del d.lgs. 4 luglio 2011 n°102 poi, hanno disposto che i maggiori spessori dei muri perimetrali o delle coperture necessarie per l'installazione di cappotti o insite nella progettazione di nuovi edifici non devono essere computate nel calcolo del volume edificabile e, soprattutto, possono derogare, fino a limiti prefissati, alle norme sulle distanze tra costruzioni, alle altezze e agli altri indici urbanistici. anche qui, non viene specificato nulla riguardo alla tipologia di intervento in cui ricade espressamente la realizzazione di un cappotto termico, ma è specificato che lo stesso può essere realizzato in deroga alle distanze. Tuttavia, la formulazione dei commi 6 e 7 appare a mio parere ambigua, in quanto parla, al comma 6, di "nuove costruzioni" ed al comma 7 di "riqualificazioni energetiche": la norma insomma sembra dimenticare che esistono anche le ristrutturazioni importanti di primo e secondo livello (che sono quelle in cui più facilmente si ricade quando si fa un cappotto su un intero edificio), lasciandole prive, apparentemente, della deroga, a meno che non si voglia seguire comunque l'indicazione per le "nuove costruzioni" del comma 6, la quale prevede che per beneficiare della deroga, bisogna raggiungere un indice di prestazione più basso di un 20% rispetto al già restrittivo limite normativo: tale abbassamento è un importante vincolo quando si opera in ristrutturazione. Se si opera in riqualificazione, invece (comma 7) la deroga è anche qui subordinata al raggiungimento di un valore superiore a quello minimo di norma: qui ci si riferisce ai valori di trasmittanza del singolo elemento, che devono essere inferiori di un ulteriore 10% ai già restrittivi limiti di legge (ed attenzione sempre ai ponti termici, perché il calcolo secondo me li deve ricomprendere). Comunque si ribadisce che anche qui non vi è una esplicita indicazione su come deve essere visto l'intervento di installazione di cappotto termico. Secondo questa riflessione, va da sé che laddove l'intervento è effettuato su edifici che già non rispettano le distanze minime perché eseguiti in epoca antecedente all'imposizione delle relative regole, è obbligatorio eseguire interventi di efficientamento che raggiungano i limiti aumentati;
  • il glossario unico dell'edilizia libera non parla espressamente di cappotti termici ma, alla voce 5, inserisce nelle opere non soggette ad alcun titolo quelle di "riparazione, sostituzione, rinnovamento" dei rivestimenti interno ed esterno. a mio parere, la realizzazione del cappotto termico non rientra in questa definizione in quanto non è una sostituzione del rivestimento esistente. Fino all'emanazione degli altri glossari degli altri interventi edilizi (e qui si nota l'incongruenza di pubblicare un solo glossario invece che tutti assieme), direi che nemmeno questo documento ci riesce a fornire una indicazione del tipo di intervento;
  • le 42 definizioni standardizzate dell'edilizia, la definizione 18 nel definire la sagoma dell'edificio indica la sua conformazione planivolumetrica contenuta entro il perimetro esterno, specificando solo che gli sporti e gli aggetti non vi rientrano solo se fino ad un aggetto di 150cm. il cappotto termico non può essere considerato un aggetto o uno sporto, quindi va ricompreso nel concetto di sagoma, e, per conseguenza, l'installazione di un cappotto incide sulla sagoma ma, per effetto delle disposizioni delle leggi viste sopra, non incidono sul volume, se si rispettano i vincoli normativi ivi previsti;
  • il DPR 380/01 nel merito non dice nulla di specifico, ma, indirettamente, e parallelamente con l'allegato A del decreto SCIA 2 e leggendo gli articoli 3 e 10 comma 1 lett. c), indica che la manutenzione straordinaria non può contemplare la variazione di sagoma, mentre per la ristrutturazione edilizia, è specificato che vi si rientra quando vi è variazione di sagoma per immobili vincolati. Andando per differenza, quindi, potrebbe apparire non sbagliato collocare l'intervento nel risanamento conservativo se riguarda immobili non vincolati, ma apparirebbe invece rientrante nella ristrutturazione laddove è presente un qualunque vincolo di cui al codice dei beni culturali (e la definizione è vasta, quindi vi rientrano immobili con qualunque tipo di vincolo, sia di beni culturali che paesaggistici).
Dunque io non ho trovato una norma che ha espressamente collocato l'installazione di un cappotto esterno in uno specifico intervento edilizio. molti, leggendo in senso ampio le disposizioni della L. 10/91, tendono a farlo rientrare nella definizione di manutenzione straordinaria e quindi soggetto a CILA. Sicuramente non lo classificherei come manutenzione ordinaria perché comprendendo la riduzione delle distanze, la circostanza va sempre verificata e non può non incidere sui parametri edilizi. Come si è visto la manutenzione straordinaria non parrebbe essere perché nella stessa non può essere ricompresa variazione di sagoma (punto 3 della parte II della tabella A allegata al decreto SCIA 2), e l'intervento non è espressamente mai sottratto dal computo della sagoma.

da un certo punto di vista, forse un po' estremo, la realizzazione di un cappotto potrebbe equipararsi ad un volume tecnico. in fondo, ci sono degli elementi di parallelismo tra cappotti termici e volumi tecnici: entrambi sono sottratti dalla cubatura edificabile; entrambi sono funzionali al corretto funzionamento di un impianto (per il cappotto, ci si riferisce a quello termico, riducendone il consumo); entrambi sono realizzati al di fuori della sagoma perché non si possono fare all'interno della stessa. in tale visione, sembrerebbe quindi che un cappotto termico sarebbe più facilmente inquadrabile nella ristrutturazione edilizia: del tipo pesante se l'immobile è soggetto a vincoli; del tipo leggera negli altri casi. Ne conseguerebbe che l'intervento sarebbe inquadrabile in Permesso di Costruire o nella SCIA alternativa in caso di immobili vincolati; SCIA ordinaria nel caso di immobili non vincolati. Ed attenzione, conseguentemente, all'articolo 44 che è lì in agguato.

Visto che abbiamo evocato il discorso vincolistico, può essere opportuno citare il DPR 31/17, dispositivo che ha introdotto una ampia casistica di interventi non soggetti ad autorizzazione paesaggistica. L'allegato A del decreto, che specifica gli interventi esclusi, nel caso di vincolo paesaggistico (quindi parliamo esclusivamente della parte III del Codice e quindi dei vincoli paesaggistici, e non dei vincoli della parte II che sono i vincoli dei beni culturali), sono anche quelli di coibentazione volti a migliorare l'efficienza energetica degli edifici, e quindi pare proprio riferirsi ai cappotti termici sia interni che esterni; tuttavia subito dopo specifica che sono libealizzati solo laddove non comportano la realizzazione di elementi "emergenti dalla sagoma" e che rispettino i caratteri originari dell'edificio in quanto a materiali e finiture. un cappotto termico va ad "ispessire" la sagoma, dunque non sembrerebbe essere un intervento "emergente", anche se è senz'altro un qualcosa che "emerge" rispetto alla sagoma originale del fabbricato. Tuttavia, specificando ancora che sono ricompresi anche quelli effettuati sulla falda, sembra proprio volersi riferire alla realizzazione di ispessimenti esterni.

Alla luce della disamina di cui sopra, e visto che da un punto di vista delle norme civilistiche, energetiche e paesaggistiche l'intervento appare sollecitato e semplificato, nel preciso intento di perseguire un interesse pubblico primario e strategico (la riduzione del consumo energetico, con conseguente riduzione di CO2, riduzione polveri sottili, riduzione della potenza degli impianti e conseguente facilitazione dell'introduzione di impianti da fonte rinnovabile, conseguente miglioramento della qualità dell'aria, etc), sarebbe auspicabile da parte del legislatore una chiarificazione ed una espressa equiparazione dell'intervento del cappotto termico alla manutenzione straordinaria o risanamento conservativo, e sarebbe utile anche semplificare le disposizioni dell'art. 11 d.lgs. 102/14 che appaiono sia troppo restrittive, sia incomplete in quanto ignorano una parte degli interventi previsti dal d.lgs. 192/05. Fino a che non ci saranno sviluppi chiarificatori sulla collocazione effettiva dell'intervento nella normativa, non posso che suggerire grande cautela nello scegliere il titolo edilizio per l'autorizzazione di un cappotto termico.

Sul tema della cogenza del vincolo, abbiamo una recente Sentenza TAR Veneto n°307/2020 in cui viene citata la circostanza dell'esclusione dall'autorizzazione paesaggistica. In dettaglio, in questa sentenza si parla di un cappotto termico realizzato attorno ad un edificio che il PRG locale specifica come di pregio, vincolando gli interventi al rispetto di certi caratteri architettonici e, contestualmente, veniva annullata d'ufficio la CILA che la proprietà aveva depositato in sanatoria per avvenuta realizzazione del cappotto. il TAR non entra nel merito della validità della CILA rispetto all'intervento, ma annulla comunque l'atto comunale di annullamento più che altro perché avrebbe usato lo strumento sbagliato per farlo, ma comunque censura il comune laddove dice che l'intervento non poteva farsi perché incompatibile con le prescrizioni del piano regolatore, in quanto per il DPR 31/17 l'intervento è fattibile anche senza autorizzazione paesaggistica.

Il DPR 31/17 cita due volte opere riconducibili alla coibentazione esterna: una prima volta, nella voce A.2, laddove specifica che non è soggetto ad autorizzazione paesaggistica un intervento di coibentazione volto all'efficienza energetica, e nella voce B.5, laddove invece indica che se l'intervento di efficientamento comporta modifica dei caratteri morfotipologici dell'edificio o dei materiali dei rivestimenti, è soggetto ad autorizzazione semplificata. Dunque la lettura che sembrerebbe potersi dare al dispositivo è che il discrimine è nella possibilità di riproporre al di sopra della superficie del cappotto la stessa finitura materica dell'edificio originario (e legittimo). Dunque l'intervento del cappotto termico in zona con vincolo paesaggistico è attività libera dall'autorizzazione paesaggistica solo laddove sulla superficie del cappotto non produce variazione dei materiali di rifinitura dell'edificio originale: si pensi però a casi tipo facciate in cortina faccia a vista, realizzata con veri mattoni invece delle piastrelle incollate: in tal caso, per rientrare nella definizione, bisognerebbe installare il cappotto e quindi riproporre all'esterno la facciata in cortina (perché la prescrizione è anche sul rispetto dei materiali), il che rappresenta un problema anche di tipo statico per via dei pesi in aggetto e, quindi, dei costi e della complessità dell'intervento.

Purtroppo, pur cercandone, non ho trovato sentenze specifiche sul tema: segnalatemi ogni spunto che ritenete sia stato omesso in questo post.

Dato che il tema ne è intimamente connesso, non si può omettere di spendere due parole sul discorso della prevenzione incendi. Il recente Decreto Ministero Interno 25 gennaio 2019 pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n°30 del 5 febbraio 2019: in questo decreto sono state introdotte, dall'articolo 2, delle disposizioni specifiche per le caratteristiche di resistenza delle facciate degli edifici, consistenti nella indicazione che gli elementi di facciata non devono danneggiarsi e cadere durante un incendio, e devono essere concepiti per evitare o quantomeno limitare la possibilità che un incendio sviluppato all'interno di un appartamento si propaghi a quelli limitrofi.

Ai sensi del comma 1 dell'art. 2, le disposizioni si applicano agli edifici soggetti alle disposizioni di prevenzione incendi, escludendo quindi quelli le cui caratteristiche non rientrano tra quelle che fanno scattare le prescrizioni.

Le disposizioni, per espressa previsione del Decreto, si applicano sia agli edifici di nuova costruzione, e sia a quelli nei quali viene effettuato il "rifacimento delle facciate per una superficie superiore al 50% della superficie delle facciate". Il criterio di calcolo dunque è diverso rispetto a quello del decreto requisiti minimi: la superficie da considerare è solo quella delle facciate e non quella dell'intero involucro disperdente: ciò è del tutto normale visto che gli obiettivi delle norme sono differenti.

La norma comunque usa termini non "edilizi" e purtroppo poco circostanziati: non si comprende bene cosa si debba intendere per "rifacimento" delle facciate, e sarebbe stato auspicabile l'utilizzo di terminologie già presenti nella normativa italiana. Io non ho la risposta a questo quesito, quindi per ora taccio: tuttavia, mi sento di poter dire che l'installazione di un cappotto termico esterno può facilmente integrarsi nella definizione di "rifacimento" delle facciate perché va ad incidere su quegli elementi che la norma stessa va ad attenzionare. In ogni caso, è bene coinvolgere un professionista specializzato in prevenzione incendi quando occorre realizzare un cappotto termico su di un fabbricato nel quale si prevede di intervenire su più del 50% della superficie di facciata.

2 commenti:

  1. grazie per l'articolo, volevo chiedere se ritiene possibile far ricadere l'intervento in CILA ed avvalersi della legge regionale 6/2008 art. 12, se lo spessore totale delle murature esterne, compresa la facciata ventilata, non superano i 30+25cm

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    1. io non ho trovato riferimenti normativi che espressamente collocano questo intervento tra quelli realizzabili in CILA, anche se sarebbe auspicabile che lo fosse, per tutta una serie di ragioni. agirei con cautela.

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