giovedì 10 gennaio 2019

la legge regionale 15/08 è irragionevole: parola di corte costituzionale

sta facendo scalpore, tra gli addetti ai lavori, la sentenza della Corte Costituzionale n°2/2019 con la quale è stata dichiarata incostituzionale una piccola, ma rilevante, parte della LR 15/2008, la legge della Regione Lazio sull'inasprimento delle sanzioni per l'abusivismo edilizio. in verità non c'è molto da stupirsi: una legge che moltiplica per venti - se va bene - le sanzioni della norma nazionale era chiaro che avesse qualche problema di costituzionalità: dispiace solo che abbiamo dovuto attendere dieci anni per una pronuncia in tal senso.

sullo stesso argomento di cui vi dirò, vi segnalo anche l'articolo dello Studio Legal Team di Roma a firma dell'avv. Andrea Di Leo.

preambolo: la Legge Regionale Lazio 15/2008 riprende le sanzioni del Testo Unico dell'Edilizia (DPR 380/01) ma le aumenta, in alcuni casi in modo davvero considerevole. La Legge è stata recepita da Roma Capitale con la delibera 44/2011, la quale, se possibile, ha aggiunto ulteriori elementi di inasprimento.

Alcuni esempi:
  • Se occorre determinare l'oblazione per un avvenuto cambio di destinazione d'uso tra diverse funzioni, la delibera 44/11 stabilisce che l'importo è pari al doppio dell'aumento di valore generato dal mutamento della destinazione, calcolato però facendo la differenza tra il valore OMI "massimo" della destinazione abusiva meno il valore OMI "minimo" della destinazione legittima: per chi conosce l'Osservatorio del Mercato Immobiliare, sa bene che le differenze tra minimo e massimo possono essere considerevoli, anche dell'ordine dei 1.500/2.000 euro e anche più. Il doppio di tale differenza diventa 3/4.000 euro per singolo metro quadro, cioè importi pari al valore stesso dell'immobile. 

  • altro esempio: se occorre sanare l'avvenuta realizzazione di piccole o grandi variazioni di prospetto, interventi che rientrano nella ristrutturazione edilizia, l'oblazione è pari al triplo del costo di costruzione (attenzione ai termini: la legge nazionale parla del doppio del contributo di costruzione: il costo di costruzione è un valore fittizio usato per determinare il contributo di costruzione, e generalmente quest'ultimo non è più del 10% del primo). poniamo il caso che dobbiate sanare una finestra che nel progetto originario non c'è, ma che il costruttore del fabbricato ha invece realizzato in difformità dal progetto: voi non avete nessuna "colpa" ma la sanatoria purtroppo spetta a chi è il proprietario al momento della rilevazione dell'abuso (salvo rivalersi in sede civile con i precedenti proprietari e/o con il costruttore, se ve ne sono i presupposti). Il triplo del costo di costruzione per una semplice finestra può facilmente raggiungere un valore di 3/4.000 euro (un computo metrico che arriva a 1.000 euro è già molto "asciutto") per non parlare dei 15.000 euro "forfetari" in caso di rilevamento dell'abuso da parte del Comune, mentre invece secondo la norma nazionale, l'oblazione sarebbe il doppio del contributo di costruzione: ipotizzando un computo di 1.000 euro, il contributo di costruzione per una finestra sarebbe di 100 euro, e dunque il doppio sarebbe 200 (per la legge regionale si pagherebbe 3.000 più 100 di contributo, comunque dovuto). La legge regionale, e quindi la delibera comunale, quindi prevede delle sanzioni che arrivano ad essere venti volte quelle previste dalla norma nazionale: la differenza è notevole ed è quindi chiara la violazione del principio di ragionevolezza.
Così infatti ha stabilito la Corte Costituzionale, con la sentenza n°2/2019. Il concetto che viene usato per evidenziare l'irragionevolezza della LR 15/08 è nel fatto che si prevede praticamente la stessa sanzione pecuniaria sia per chi esegue un intervento realizzato in base ad un permesso che viene successivamente annullato (quindi un intervento che non poteva essere realizzato e che è difforme dalle norme), il quale viene assoggettato al pagamento di una sanzione solo laddove l'intervento non è rimovibile (ed in questo caso anche la norma nazionale prevede che la sanzione sia pari al valore stesso dell'abuso: vedi art. 38 TUE  a confronto con art. 20 LR 15/08, dunque norma nazionale e regionale qui coincidono), sia per chi, invece, ha edificato o realizzato un qualcosa che era, ed è, autorizzabile, senza però aver chiesto il titolo edilizio (art. 36 TUE - art. 22 LR 15/08) in origine, ma lo chiede in accertamento di conformità: questa parità di trattamento, secondo la Corte, è in violazione del principio di ragionevolezza, perché si tratta di situazioni completamente differenti per le quali è giusto che vi sia un trattamento sanzionatorio differenziato.

La porzione della LR 15 che viene annullata dalla Corte, comunque, è un piccolissimo passaggio (art. 22, comma 2 lettera a)) tale da non scardinare tutto l'impianto normativo. è chiaro però che la Legge ha evidenti segni di irragionevolezza anche negli altri passaggi dell'art. 22, ignorati dalla Corte evidentemente perché non erano oggetto di contestazione.

è auspicabile che la Regione Lazio prenda provvedimenti immediati riguardo all'intero impianto normativo, perché da oggi in poi, vi sono evidentemente delle procedure che sono sottratte dal potere della LR 15/08 (e sono quelle che ricadono nel campo di applicazione appunto dell'art. 22 comma 2 lettera a), cioè interventi di nuova costruzione effettuati in assenza di titolo, ma sanabili ai sensi di legge), mentre altre che invece continuano a sottostarvi, creando quindi ulteriore sproporzione. La Regione dovrebbe almeno abrogare tutto il comma 2 dell'art. 22 (posto che la lettera c) già era stata superata dalle successive modifiche della norma nazionale: vedi la sanzione fissa forfetaria prevista per la CILA in sanatoria - manutenzione straordinaria e risanamento conservativo leggeri - , e dunque rimane in piedi ad oggi solo la lettera b)) e poi provvedere ad un ripensamento dell'intero provvedimento.

Finché ciò non avviene, appare sensato ritenere che le procedure di cui all'art. 22 comma 2 lettera b) (sanatoria della ristrutturazione edilizia) e lettera c) laddove residualmente applicabili, continuino a sottostare al dettame regionale: sarebbe comunque utile almeno una circolare esplicativa da parte della Regione.

1 commento:

  1. Perfetto ora la disparità è maggiormente garantita dalla sentenza della Corte Costituzionale, speriamo si attivino solertemente per abrogare tutto l'articolo.

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